MILANO – La decisione è stata presa oggi dalla Gup del Tribunale di Milano, Giulia Marozzi, che ha accolto la richiesta della Procura. Il processo prenderà ufficialmente il via il prossimo 9 luglio davanti ai giudici della seconda sezione penale.
La genesi dell’inchiesta: da Firenze a Milano
L’indagine, che inizialmente era stata radicata a Firenze, era approdata nel capoluogo lombardo nel marzo del 2025. Il trasferimento era avvenuto per competenza territoriale, dopo che i legali della difesa, gli avvocati Francesco Centonze e Filippo Dinacci, avevano sollevato un’eccezione accolta dai giudici toscani.
Il cuore dell’accusa: bonifici e omissioni
Secondo l’impianto accusatorio, Dell’Utri avrebbe ricevuto da Berlusconi otto bonifici per una cifra complessiva vicina ai 42 milioni di euro. L’accusa non riguarda la liceità delle donazioni in sé, ma la presunta violazione della normativa antimafia (Legge Rognoni-La Torre), che impone ai soggetti condannati per determinati reati di comunicare ogni variazione del proprio patrimonio superiore a una certa soglia.
Il peso della prescrizione
Nonostante il rinvio a giudizio per l’intero impianto, il processo nasce già parzialmente “depotenziato”. La Gup ha infatti preso atto che su una parte delle donazioni è già scattata la prescrizione, riducendo così l’arco temporale e la somma effettivamente perseguibile nel dibattimento che inizierà in estate.
La strategia della difesa
I legali di Dell’Utri hanno sempre sostenuto la trasparenza delle operazioni, sottolineando come si trattasse di elargizioni liberali tra amici di vecchia data, eseguite tramite canali bancari ufficiali e tracciabili. La difesa punta ora a dimostrare l’insussistenza del reato o l’irrilevanza penale delle mancate comunicazioni contestate.
Il dibattimento di luglio rappresenterà dunque l’ennesimo confronto nelle aule di giustizia milanesi su una delle relazioni personali e professionali più discusse della storia politica e imprenditoriale italiana.
