MILANO – Tutto ha inizio lunedì, quando un articolo firmato da Pino Corrias ipotizza un imminente impegno diretto in politica della primogenita del Cavaliere. Quella che poteva essere la solita indiscrezione estiva si è trasformata in un caso nazionale dopo la durissima replica della presidente di Mondadori.
L’accusa: «Misoginia e body shaming»
Marina Berlusconi non si è limitata a smentire le sue ambizioni politiche, definendole “fantasie”, ma ha sferrato un attacco frontale ai toni utilizzati da Corrias. In una lettera indirizzata a Dagospia, la manager ha usato parole pesantissime, parlando di un giornalismo intriso di “disprezzo cavernicolo” per il genere femminile.
Le accuse principali di Marina Berlusconi verso Il Fatto Quotidiano:
- Patriarcato: Ha descritto l’autore come un uomo prigioniero di idee retrograde e misogine.
- Body Shaming: Ha denunciato riferimenti alla sua immagine fisica usati per screditarla.
- Ossessione: Ha definito gli attacchi del giornale come “medaglie al valore”, frutto di una linea editoriale basata esclusivamente sull’antiberlusconismo.
La controreplica: «Guardi allo scempio del padre»
La risposta di Pino Corrias è arrivata a stretto giro e non ha concesso sconti. Il giornalista ha rispedito al mittente l’accusa di patriarcato, invitando l’imprenditrice a una riflessione sul contesto familiare e mediatico in cui si è formata. Corrias ha evocato quello che definisce lo “scempio culturale e politico” operato da Silvio Berlusconi nei confronti delle donne per decenni, attraverso il sistema televisivo e la comunicazione politica. Secondo il giornalista, l’ossessione non appartiene al giornale, ma è la stessa Marina ad esserne prigioniera.
Oltre la polemica: il peso politico di Marina
Al netto delle offese incrociate, lo scontro solleva un interrogativo che agita i palazzi della politica romana: perché il nome di Marina Berlusconi torna con tanta insistenza?
Sebbene la smentita sia stata netta, il tono della sua reazione segnala che la fase dell’indifferenza è finita. La presidente di Mondadori non si limita più a gestire l’impero di famiglia, ma interviene con forza nel dibattito culturale, affrontando temi come il patriarcato e i diritti, storicamente appannaggio della sinistra.
Che si tratti di una strategia per “ripulire” l’immagine del brand Berlusconi o della reale preparazione di un terreno politico, una cosa è certa: quando il cognome è Berlusconi, la smentita è spesso la benzina che alimenta l’incendio della notizia. La “discesa in campo” di Marina, se mai avverrà, è già iniziata nel linguaggio.

