ROMA – Da una leggenda giallorossa all’altra. Paulo Roberto Falcão non ha dubbi: il futuro del Brasile passa per le mani e la mente di Carlo Ancelotti. Nonostante le turbolenze degli ultimi anni e la fame di titoli che manca dal 2002, il “Re di Roma” vede nel tecnico emiliano l’unico profilo capace di gestire la pressione della panchina più prestigiosa al mondo.
Il fattore Ancelotti: gestione e carisma
Secondo Falcão, la scelta di Ancelotti (atteso al varco della guida tecnica nazionale dopo la lunga esperienza al Real Madrid) è la chiave per la vittoria dei prossimi Mondiali. “Carlo ha una dote rara: sa parlare ai campioni senza mai mettersi sopra di loro,” ha spiegato l’ex numero 5. “Il Brasile ha talenti immensi, ma spesso manca di equilibrio tattico e serenità nei momenti decisivi. Ancelotti porterà quella cultura del lavoro e quella calma olimpica necessarie per vincere un Mondiale.”
Il legame tra i due risale ai tempi della Roma dello scudetto 1982-83, quando condividevano il centrocampo sotto la guida di Nils Liedholm. Un legame di stima profonda che oggi si traduce in un’investitura ufficiale: il Brasile non ha bisogno di rivoluzioni estetiche, ma di un architetto vincente.
Lo sguardo sull’Italia: «Malagò l’uomo della provvidenza»
Non solo Brasile. Falcão, che mantiene un legame indissolubile con l’Italia, ha commentato anche lo stato di crisi che sta attraversando il sistema sportivo italiano, tra carenze infrastrutturali e riforme necessarie.
Per l’ex fuoriclasse, la figura di Giovanni Malagò resta centrale e imprescindibile:
“Malagò è l’uomo giusto per uscire dalla crisi. Conosce profondamente le dinamiche internazionali e ha la sensibilità politica per mediare tra le esigenze degli atleti e quelle dei palazzi. Lo sport italiano ha bisogno di stabilità, non di strappi.”
Secondo Falcão, il presidente del CONI rappresenta quel ponte necessario per traghettare le federazioni verso una modernizzazione che non dimentichi la tradizione.
Conclusioni: tra passato e futuro
A 73 anni, Falcão osserva il calcio con la saggezza di chi ha cambiato il modo di interpretare il ruolo di regista. La sua visione suggerisce che il successo, sia in campo che dietro una scrivania, dipenda sempre dalle persone. Se il Brasile sogna la sesta stella con “Carletto”, l’Italia deve fare affidamento sulla continuità dei suoi dirigenti più esperti per non perdere il treno della competitività globale.
