Buscemi, respinto ricorso. Lui risponde

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Ho letto l’articolo relativo alla mia vicenda processuale, in gran parte basato su nota stampa della controparte e perciò evidentemente parziale, tanto da non fornire un quadro esaustivo della vicenda.

Perciò chiedo che siano pubblicate alcune doverose precisazioni.

Chi ha redatto il comunicato di controparte ha scordato di sottolineare un dato saliente, cioè che in fase penale, nel 2016 il sottoscritto è stato completamente assolto dalle accuse mosse a suo carico.

Nell’unico vero processo che si è svolto in tutta la vicenda giudiziaria, durato tre anni a Pisa e durante il quale sono state sviscerate accuratamente tutte le surreali contestazioni – si arrivò a dire che il sottoscritto avrebbe sequestrato la querelante assieme all’attrice Nathalie Caldonazzo e altre amenità simili – sono emerse tali e tante bugie e contraddizioni che la mia accusatrice fu iscritta dallo stesso pm nel registro degli indagati per calunnia. Successivamente la Corte d’Appello fiorentina, in un’unica udienza durata un paio d’ore, senza aprire l’istruttoria riformò in parte la sentenza e dichiarò la prescrizione, precisando che riteneva si dovesse comunque stabilire un risarcimento in fase civile.

A questa sorprendente decisione il mio legale prof. Enrico Marzaduri docente di Diritto Penale all’Università di Pisa, oppose ricorso in Cassazione, così gli ermellini annullarono la sentenza per “vizi motivazionali” sottolineando bene anch’essi l’inattendibilità della parte offesa. A Roma la Suprema Corte si raccomandandò inoltre che, nel caso la questione fosse approdata in fase civile, i giudici riaprissero l’istruttoria per addivenire a una giusta sentenza.

Sorprendentemente, e qui sta il nocciolo della questione, la Corte d’Appello civile di Firenze, nel procedimento iniziato nel 2020 svoltosi tutto senza mai incontrarci di persona e nel quale la querelante chiese un risarcimento di quasi un milione di euro (!), le tre giudici decisero di fare altrimenti, basandosi unicamente sulle carte del processo pisano e sulle dichiarazioni della donna.

Devo dire che durante tutto il procedimento ho avuto l’impressione di un atteggiamento poco rassicurante da parte delle tre giudici fiorentine, impermeabili a ogni nostra contestazione, che l’8 marzo 2023 (!) mi dichiararono responsabile di alcuni illeciti francamente di modesta entità, e ordinarono una perizia sulla donna per verificare se e quanti danni avesse causato il mio comportamento.

Ancora più sorprendentemente, per la successiva ctu fu incaricato uno psichiatra che, cammin facendo, si scoprì in stretti rapporti professionali col perito di controparte. Alle nostre obiezioni le giudici decisero di andare avanti col medesimo professionista.Così, nonostante il mio perito di fiducia prof. Alessandro Meluzzi attestasse che assolutamente nessun nesso poteva esserci fra l’attuale stato psicofisico della donna e la nostra relazione terminata ben diciassette anni fa, i periti del tribunale certificarono per la donna il 26 % di invalidità permanente oltre a 210 giorni di inabilità temporanea (!).

Queste considerazioni sono state oggetto del nostro disperato ricorso in Cassazione, recentemente rigettato perchè, in sostanza, le scelte attinenti la modalità del procedimento sono tutte “a discrezione dei giudici”, e dunque appare tutto regolare.

Ma, come si può facilmente dedurre, l’andamento del procedimento civile svoltosi a Firenze presenta evidenti limiti e lacune che suscitano grandi perplessità.

Come desta stupore e indignazione l’abnorme cifra di 350mila euro di risarcimento partorita da un procedimento così condotto, per fatti accaduti 17- 18 anni fa perciò senza alcun nesso evidente e con una perizia al vaglio di un professionista che collabora col professionista di controparte. Perciò, almeno per buon gusto e serietà professionale, non parlerei affatto di una “vittoria di tutte le donne” (affermazione ingenuamente trionfalistica che offende il sacrificio e l’onta a cui sono stato ingiustamente sottoposto per anni) ma semmai di una cocente sconfitta della logica e del raziocinio, e a mio parere proprio della Giustizia, vedendosi un uomo dichiarato innocente in fase penale condannato a un risarcimento monstre che non ha precedenti nella storia di casi simili in Italia.

Credo che siano proprio esiti processuali come questi ad aver creato in gran parte degli italiani così tanta diffidenza nei confronti della Giustizia. A fronte di tanti magistrati che operano con rigore e serietà, si fa fatica a sentirsi sempretranquilli: su questo tutta la Magistratura dovrebbe riflettere, per ricreare il patto di fiducia fra loro e i cittadini.

Ho avuto modo di esprimere queste mie perplessità al Presidente della Repubblica e al guardasigilli e Ministro della Giustizia. Per i suddetti motivi i miei legali stanno studiando i termini per la revocatoria della sbalorditiva sentenza, in base agli art.395-396 c.p.c. e certamente il sottoscritto si rivolgerà alla Corte europea per i diritti dell’uomo a Strasburgo ( che si è già espressa a favore della mia accusatrice, ma solo in merito alla durata del prodimento penale).

Un’ultima precisazione. Capisco che usare il termine “stalking” renda un articolo più eclatante, ma il termine è inadatto e può offrire il destro a una querela.

Il termine, mutuato dall’inglese, si riferisce al reato 612 bis del Codice Penale, per il quale io sono stato completamente assolto.

Alla Corte civile di Firenze si è parlato di illeciti, non di reati: infatti nelle motivazioni della Cassazione gli ermellini si guardano bene dal citare un termine così improprio.