Iran, l’era di Mojtaba Khamenei inizia con una minaccia: “Chiudiamo lo Stretto di Hormuz”

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Nel discorso d’insediamento, la nuova Guida Suprema promette vendetta per i martiri e unità nazionale. Appello ai paesi della regione: “Cacciate le basi USA”. Il giuramento: “Proseguirò il percorso di mio padre”.

TEHERAN – Il mondo guardava a Teheran con il fiato sospeso, e la risposta della nuova Guida Suprema è stata un grido di battaglia. Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali Khamenei in un momento di altissima tensione regionale, ha rotto il silenzio con un discorso che fonde la retorica del martirio con una strategia di blocco geopolitico senza precedenti.

Il blocco di Hormuz: l’arma del petrolio

Il punto più critico del suo intervento riguarda lo Stretto di Hormuz, il principale punto di transito del greggio mondiale. Mojtaba ha lanciato un appello esplicito a “tenere chiuso” il passaggio, definendolo un atto necessario per piegare gli avversari.

“Dobbiamo sconfiggere il nemico e la nostra forza ci aiuterà a farlo”, ha dichiarato, esortando contestualmente gli Stati vicini a smantellare le basi statunitensi presenti sul loro territorio.

Vendetta e continuità

Il nuovo leader ha voluto rassicurare l’ala più conservatrice del regime e i Guardiani della Rivoluzione, giurando fedeltà assoluta all’eredità paterna. Il suo non è stato un discorso di cambiamento, ma di resistenza estrema:

  1. Il giuramento al padre: “Promettiamo alla defunta Guida Suprema che seguiremo il percorso e faremo del nostro meglio per proseguire quanto fatto in passato”.
  2. La promessa di sangue: “Non ci ritireremo mai. Vendicheremo il sangue dei nostri martiri e di tutti i nostri cittadini. I nostri nemici pagheranno il prezzo”.
  3. Appello all’unità: Mojtaba ha chiesto a tutti i leader politici interni di mostrare compattezza per evitare crepe nel sistema di potere durante questa delicata fase di transizione.

Reazioni internazionali e mercati

Le parole di Khamenei hanno avuto un impatto immediato. La minaccia di chiudere Hormuz ha fatto sussultare le borse e i prezzi del petrolio, mentre le cancellerie occidentali e i Paesi del Golfo osservano con preoccupazione quello che sembra il preludio a una nuova fase di scontro diretto con gli Stati Uniti e Israele.


L’insediamento di Mojtaba Khamenei segna la fine di ogni speculazione su un possibile “nuovo corso” riformista. Teheran ha scelto la strada della continuità dinastica e della sfida aperta. Ora la palla passa alla comunità internazionale: come risponderanno Washington e gli alleati regionali alla minaccia di bloccare il polmone energetico del mondo?