Messico, addio a “El Mencho”: bara d’oro e città blindata per il funerale del re del narcotraffico

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Il boss del Cartello di Jalisco sepolto a Zapopan tra corone di fiori giganti e un imponente dispiegamento dell’esercito. Guadalajara si ferma per il passaggio del corteo funebre accompagnato dalle bande di musica tradizionale.

GUADALAJARA (MESSICO) – Le strade di Zapopan, sobborgo residenziale di Guadalajara, si sono trasformate ieri nel palcoscenico dell’ultimo atto di una delle figure più sanguinarie e potenti del crimine organizzato globale. Nemesio “El Mencho” Oseguera Cervantes è stato accompagnato alla sua ultima dimora con un cerimoniale che riflette il potere accumulato in decenni di dominio sul narcotraffico messicano.

Un funerale tra lusso e tradizione

Il feretro di “El Mencho”, una sfarzosa bara dorata, ha attraversato la città circondato da centinaia di enormi corone di fiori, omaggi floreali che, secondo la tradizione dei cartelli, servono a ribadire la lealtà dei vari “bracci” dell’organizzazione. Ad accompagnare il corteo, le note della musica regionale messicana, eseguita dal vivo da bande che hanno suonato i classici corridos cari al boss, alternando momenti di commozione popolare a un’ostentazione di ricchezza quasi surreale.

Guadalajara sotto assedio militare

Nonostante l’atmosfera da celebrazione solenne, la realtà del conflitto messicano è rimasta ben visibile. La zona di Zapopan è stata letteralmente blindata da una massiccia presenza militare. Esercito e Guardia Nazionale hanno pattugliato il perimetro del cimitero con veicoli corazzati e droni, nel timore che l’ultimo saluto al boss potesse trasformarsi in un campo di battaglia tra fazioni rivali o in un’occasione per attacchi mirati.

La scelta del luogo di sepoltura, la seconda città più grande del Messico, è un segnale di sfida: il CJNG ha voluto dimostrare di poter celebrare il proprio leader nel cuore del proprio feudo operativo, nonostante la pressione costante delle autorità internazionali.

La fine di un’era

La morte di Cervantes, la cui salute era stata oggetto di speculazioni per anni (si parlava da tempo di gravi problemi renali), apre ora scenari incerti per il narcotraffico messicano. “El Mencho” era l’uomo sulla cui testa pendeva una taglia milionaria da parte della DEA statunitense e il principale responsabile dell’espansione globale del traffico di fentanyl e metanfetamine.

La sua sepoltura in una bara d’oro segna la fine di una parabola criminale senza precedenti, ma lascia un’eredità di violenza che le autorità temono possa intensificarsi nella lotta per la successione al comando del cartello più potente del Messico.