Corona denuncia Mediaset: «Vogliono impedirmi di lavorare e silenziarmi»

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L’annuncio dell’avvocato Ivano Chiesa dopo l’invio di diffide ai gestori delle discoteche: «Atto gravissimo e senza fondamento. Non siamo in Corea del Nord».

La scintilla che ha fatto esplodere l’ennesima guerra legale è legata ad alcune missive che Mediaset avrebbe inviato ai gestori di diversi locali notturni. In queste lettere, l’azienda avvertirebbe i proprietari delle discoteche di una possibile corresponsabilità legale nel caso in cui decidessero di ospitare Fabrizio Corona nelle loro serate. Una mossa che, secondo la difesa dell’ex fotografo, avrebbe il solo scopo di boicottare la sua attività lavorativa.


La difesa dell’avvocato Chiesa: «È una censura da regime»

In un video pubblicato su Instagram, l’avvocato Ivano Chiesa, storico legale di fiducia di Corona, ha usato toni durissimi per commentare l’accaduto:

  • Assenza di basi legali: «Questa iniziativa è gravissima e non ha alcun fondamento giuridico. Un gestore di una discoteca ha il dovere di garantire la sicurezza dei clienti, non quello di impedire a un ospite di parlare».
  • Libertà di espressione: Chiesa ha fatto un paragone forte: «Non siamo in Corea. Non si può impedire a qualcuno di dire quello che vuole».
  • Diritto al lavoro: Il timore della difesa è che queste diffide portino i gestori dei locali a cancellare le ospitate di Corona per paura di ritorsioni legali, privandolo di fatto dei suoi mezzi di sussistenza.

L’accusa: «Dopo i social, ora gli esercizi pubblici»

Secondo la tesi di Corona, ci sarebbe un disegno preciso dietro le azioni di Mediaset:

  1. Silenziare i canali digitali: Il primo tentativo sarebbe stato quello di limitare la sua presenza sui social network.
  2. Colpire il lavoro “sul campo”: Impedire la sua presenza fisica negli esercizi pubblici.
  3. Il timore futuro: «Domani cosa faranno, gli impediranno di parlare a casa sua?», ha provocato l’avvocato Chiesa durante il suo intervento social.

Lo scenario legale

La denuncia per tentata estorsione è un’accusa pesante. Gli inquirenti dovranno ora valutare se le comunicazioni di Mediaset integrino effettivamente una pressione indebita o se rientrino nell’esercizio di un diritto (ad esempio, la tutela di un contratto di esclusiva o la protezione dell’immagine aziendale).

Al momento, Mediaset non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in risposta all’annuncio di Chiesa. Quel che è certo è che la “pace” tra l’ex fotografo dei vip e la rete che per anni lo ha ospitato sembra ormai un ricordo lontano, lasciando spazio a una battaglia legale che si preannuncia lunga e dai toni accesissimi.