Hackers oscurano il regime: in onda i video delle rivolte e l’appello di Reza Pahlavi

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Per circa 10 minuti, il segnale satellitare è stato dirottato. Il principe ereditario all’esercito: «Non puntate le armi contro il popolo, unitevi alla nazione».

Lo schermo si è oscurato improvvisamente durante il notiziario e i programmi di punta delle ore 21:30. Invece della retorica governativa, milioni di iraniani hanno visto scorrere sui propri televisori le immagini delle violente repressioni degli ultimi giorni e i volti dei manifestanti che sfidano la Repubblica Islamica. L’attacco hacker, che ha colpito il satellite Badr (utilizzato per la distribuzione nazionale del segnale), ha rappresentato una violazione di sicurezza clamorosa nel pieno di una nuova ondata di disordini nel Paese.


Il messaggio del Principe e il monito ai militari

Il momento più scioccante per i telespettatori è stato l’apparizione di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, che da anni vive negli Stati Uniti. Nel filmato trasmesso illegalmente, Pahlavi si è rivolto direttamente alle forze di sicurezza:

  • L’appello alle armi: «Voi siete l’esercito nazionale dell’Iran, non l’esercito della Repubblica Islamica. Non puntate le armi contro i vostri fratelli e sorelle».
  • L’invito alla defezione: In sovrimpressione sono apparsi messaggi in Farsi che esortavano i soldati a “deporre le armi e giurare fedeltà al popolo”, citando presunti casi di reparti che avrebbero già abbandonato il regime.

Una nazione nel caos: i numeri della crisi

Il cyber-attacco avviene in un contesto di estrema tensione. Le proteste, scoppiate il 28 dicembre per ragioni economiche e poi degenerate in una rivolta anti-governativa, hanno raggiunto livelli di violenza allarmanti.

  1. Vittime: Gruppi per i diritti umani stimano che oltre 3.900 persone abbiano perso la vita negli scontri delle ultime settimane (sebbene il regime ammetta cifre molto inferiori).
  2. Arresti: Si parla di oltre 24.000 fermi in tutto il Paese.
  3. Blackout digitale: Il governo ha imposto un quasi totale blocco di internet, rendendo l’hacking delle frequenze televisive uno dei pochi modi per far arrivare messaggi non censurati alla popolazione.

La reazione di Teheran

L’agenzia semi-ufficiale Fars ha ammesso un “momentaneo disturbo del segnale in alcune aree del Paese dovuto a fonti sconosciute”, cercando di minimizzare l’accaduto. Tuttavia, esperti di sicurezza informatica suggeriscono che un attacco di questa portata al satellite Badr richieda tecnologie sofisticate, riaccendendo il dibattito sul coinvolgimento di attori stranieri o di gruppi di dissidenti con alte competenze tecniche.

Mentre le strade di Teheran vivono ore di calma apparente sotto la sorveglianza dei Pasdaran, il video dell’attacco sta facendo il giro del mondo grazie a chi riesce a bypassare i blocchi internet tramite sistemi satellitari indipendenti come Starlink.


Quale futuro per la protesta?

Il successo del cyber-attacco ha dato nuova linfa al morale dei manifestanti, dimostrando la vulnerabilità tecnologica di un regime che fa della censura la sua arma principale. Resta da vedere se l’appello di Pahlavi troverà reale ascolto tra i ranghi dei militari di basso livello o se porterà a una ulteriore stretta repressiva da parte della leadership religiosa.