Il ministro Araghchi mostra agli ambasciatori (incluso quello italiano) le immagini delle violenze. «Il sostegno alle proteste è inaccettabile». Pressing sugli USA per frenare la retorica di Trump.
Non è stata una convocazione formale come le altre. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha trasformato l’incontro con gli ambasciatori europei in una vera e propria “sessione video”. Davanti ai diplomatici sono state proiettate immagini che, secondo la versione ufficiale del regime, documenterebbero le «violenze dei vandali rivoltosi» che da giorni infiammano le piazze del Paese.
Il messaggio alle potenze europee
La scelta dei quattro Paesi non è stata casuale. Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna sono le nazioni che più chiaramente hanno espresso solidarietà alle istanze dei manifestanti.
- L’accusa di ingerenza: Araghchi ha comunicato che qualunque sostegno politico o mediatico alle proteste sarà equiparato a un’ingerenza negli affari interni dell’Iran.
- La linea dura: Il governo iraniano respinge la narrazione occidentale di una rivolta civile, etichettando i disordini come azioni orchestrate da agenti destabilizzatori esterni.
Il “fattore Trump” e il dialogo con gli USA
Parallelamente al pugno di ferro con l’Europa, l’Iran sta cercando di gestire il fronte americano. Teheran ha avuto un colloquio con l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, a cui è stato chiesto esplicitamente di intervenire per allentare la tensione. Al centro dei timori iraniani ci sono le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump, la cui retorica aggressiva è vista dal regime come un pericoloso combustibile per le rivolte interne. L’Iran chiede a Washington di “fare di tutto” per moderare i toni ed evitare un’escalation imprevedibile.
Un Paese in fiamme
Mentre la diplomazia lavora nelle stanze del potere, nelle strade la situazione resta critica. Le massicce proteste antigovernative non accennano a placarsi, alimentate da una crisi economica profonda e da istanze di libertà civile che il governo sta tentando di soffocare sia con la forza che con la propaganda internazionale.
Questa mossa di Araghchi segnala un isolamento crescente del Paese, che cerca di compattare il fronte interno denunciando “complotti stranieri”, ma allo stesso tempo teme un coinvolgimento più diretto degli Stati Uniti nel sostegno al dissenso.

