Dopo la cattura di Maduro, il Presidente USA alza i toni e lancia un ultimatum ai “nemici” dell’area: minacce a Cuba, Messico e Iran. L’Italia, per bocca del Ministro Tajani, approva l’operazione militare.
WASHINGTON / ROMA – L’ordine mondiale post-operazione “Absolute Resolve” sta prendendo una forma tanto aggressiva quanto esplicita. A poche ore dal trasferimento di Nicolás Maduro in un carcere di massima sicurezza a New York, il Presidente statunitense Donald Trump ha parlato alla nazione, non limitandosi a celebrare il successo militare, ma delineando un futuro di controllo diretto sulle risorse strategiche del Venezuela.
“Petrolio in cambio di libertà”
In un discorso dai toni perentori tenuto dallo Studio Ovale, Trump ha chiarito che il ruolo degli Stati Uniti nel Paese sudamericano non sarà limitato alla transizione democratica.
“Il Venezuela è sotto il nostro controllo ora,” ha dichiarato il tycoon. “Abbiamo liberato un popolo, ma serve un ritorno per i contribuenti americani. Ci serve l’accesso totale e prioritario al petrolio venezuelano. La gestione delle infrastrutture energetiche passerà ad aziende americane per garantire stabilità ai mercati mondiali”.
Il Venezuela, che detiene le riserve petrolifere più grandi al mondo, diventa così ufficialmente il perno della strategia energetica di Washington, segnando una rottura totale con le politiche di sovranità nazionale finora difese da Caracas.
Minacce a catena: il mirino si sposta su Messico e Iran
Il discorso di Trump ha assunto contorni minacciosi verso gli Stati ritenuti alleati del precedente regime o ostili agli interessi USA. Il Presidente ha lanciato avvertimenti chiari:
- Cuba: Definita “prossimo obiettivo logico” se non cesserà immediatamente l’influenza ideologica nell’area.
- Messico: Minacciato di sanzioni devastanti e “ulteriori misure” se non collaborerà al controllo dei confini e delle rotte energetiche.
- Colombia: Esortata a una sottomissione totale alle direttive militari di Washington.
- Iran: Avvisato che “qualsiasi interferenza o tentativo di soccorrere i vecchi alleati a Caracas sarà considerato un atto di guerra”.
La posizione dell’Italia: l’appoggio di Tajani
In Europa, mentre diverse cancellerie (tra cui Berlino e Madrid) esprimono preoccupazione per la violazione del diritto internazionale, l’Italia si schiera apertamente a fianco della Casa Bianca. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel corso di una conferenza stampa a Roma, ha definito l’intervento statunitense “legittimo e necessario”.
“L’arresto di un dittatore che ha affamato il proprio popolo e calpestato ogni regola democratica è un atto di giustizia,” ha commentato Tajani. “Gli Stati Uniti hanno agito per ristabilire l’ordine in un’area vitale per l’equilibrio globale. L’Italia sostiene la lotta contro i regimi autoritari e guarda con favore alla stabilizzazione del mercato energetico che deriverà da questa operazione”.
Un futuro incerto
La comunità internazionale resta spaccata. Se da un lato l’uscita di scena di Maduro mette fine a una crisi umanitaria decennale, dall’altro la rivendicazione di Trump sulle risorse petrolifere e le minacce ai Paesi vicini aprono una stagione di neocolonialismo energetico che rischia di incendiare l’intero continente americano e i rapporti con le altre potenze globali, Cina in primis.
