Rovigo: manager denuncia irregolarità, licenziata e scortata via dalla Polizia

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Un episodio dai contorni drammatici e controversi scuote l’Ulss 5 Polesana di Rovigo. Antonietta Perrone, dirigente dell’azienda sanitaria locale, è stata licenziata per presunte ragioni disciplinari. L’epilogo della vicenda, avvenuto con tanto di intervento della Polizia, ha acceso i riflettori su una storia che affonda le radici nelle sue precedenti denunce di presunte irregolarità negli appalti pubblici in ambito sanitario.


Il Licenziamento e L’Intervento Delle Forze Dell’Ordine

Il licenziamento della dottoressa Perrone è stato notificato con l’accusa di gravi mancanze disciplinari, un provvedimento che la manager ha sempre respinto con fermezza, inquadrandolo come una ritorsione per la sua attività di whistleblower.

La fase finale della sua allontanamento è stata particolarmente concitata: il giorno dell’esecuzione del provvedimento di licenziamento, la dirigente è stata scortata fuori dai locali dell’Ulss con l’ausilio delle forze dell’ordine. L’intervento della Polizia, richiesto per motivi di ordine pubblico o per garantire l’esecuzione del provvedimento aziendale, ha conferito all’evento un’eccezionale visibilità e gravità.

Le Denunce Sugli Appalti Sanitari

Il contesto in cui si inserisce il licenziamento è quello delle denunce che la Perrone aveva presentato tempo addietro. La manager aveva sollevato dubbi e segnalato presunte irregolarità e illeciti nella gestione degli appalti pubblici della sanità locale, toccando un nervo scoperto su potenziali abusi e sprechi di denaro pubblico.

whistleblower – coloro che denunciano illeciti sul posto di lavoro – sono tutelati dalla legge, che mira a proteggerli da ritorsioni. La dottoressa Perrone ha sempre sostenuto che le motivazioni disciplinari addotte per il suo licenziamento fossero pretestuose e strumentali a punire la sua azione di trasparenza.

La Battaglia Legale in Corso

Il caso è ora al vaglio delle autorità competenti, sia sul piano amministrativo del lavoro – dove la dirigente contesterà il licenziamento – sia sul fronte giudiziario, dove le sue denunce sugli appalti continuano a essere oggetto di indagine. La vicenda solleva interrogativi cruciali sulla trasparenza nella sanità pubblica e sulla reale protezione garantita a coloro che espongono la corruzione.