Colpo di scena in tribunale a Bergamo nel processo a carico di Moussa Sangarè, l’uomo accusato dell’omicidio di Sharon Barni, la 30enne trovata senza vita a Caravaggio (Bergamo) nell’agosto del 2024. Chiamato a testimoniare, Sangarè ha ritrattato la sua posizione, negando di essere l’autore dell’omicidio.
La Ritrattazione e la Nuova Versione dei Fatti
Moussa Sangarè, cittadino ivoriano, in precedenza aveva fornito dichiarazioni che lo coinvolgevano nella vicenda, ma oggi, di fronte alla Corte d’Assise, ha clamorosamente cambiato versione.
“Non ho ucciso io Sharon,” ha dichiarato in aula.
L’imputato ha poi offerto una ricostruzione alternativa della sera dell’omicidio, sostenendo di aver visto Sharon Barni litigare violentemente con un altro uomo, non identificato:
“Ho visto che Sharon litigava con un uomo. Stavano discutendo in modo molto acceso. Non so chi fosse, né cosa sia successo dopo.”
Questa nuova dichiarazione contraddice le precedenti ammissioni (o mezze ammissioni) che avevano indirizzato le indagini su di lui.
Il Contesto delle Indagini
Sharon Barni era stata trovata morta con segni di violenza in un appartamento a Caravaggio. Sangarè, che aveva avuto una relazione con la vittima, era stato il primo e principale sospettato e, in precedenza, aveva ammesso di aver avuto un alterco con la donna la sera del delitto, senza però mai ammettere esplicitamente di averla uccisa.
La ritrattazione di Sangarè complica ulteriormente il quadro processuale. Le indagini della Procura si erano concentrate sulla gelosia e sulla dinamica passionale come movente. Ora, la Corte dovrà valutare l’attendibilità di questa nuova testimonianza e stabilire se vi siano elementi concreti che possano supportare l’esistenza di un terzo uomo o se si tratti di un tentativo dell’imputato di alleggerire la propria posizione.
Il processo prosegue con l’audizione di altri testimoni, nel tentativo di fare piena luce su uno dei casi di cronaca più oscuri della provincia di Bergamo.
