La riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati è sotto accusa da Gherardo Colombo, ex pm dello storico pool di Mani Pulite, che in un’intervista al Corriere della Sera ha definito i punti della legge come potenzialmente lesivi dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati. Colombo segnala che la creazione di un Csm dei pubblici ministeri separato da quello dei giudici, il sistema di nomina per sorteggio dei componenti magistrati, l’istituzione dell’Alta corte disciplinare e la sua composizione ridurrebbero significativamente le garanzie per la tutela dei diritti della persona. “Paradossalmente, aumenta il potere dei pm che il legislatore diceva di voler limitare”, sottolinea l’ex magistrato.
Secondo Colombo, le regole costituzionali sulla separazione dei poteri sono fondamentali per evitare regressioni nell’architettura dello Stato di diritto, garantendo un ordine giudiziario indipendente e autonomo dall’esecutivo. La creazione di due Csm, osserva Colombo, genera una struttura dell’ufficio inquirente autoreferenziale che rischia di concentrare poteri e richiedere in futuro un controllo più stringente da parte dell’esecutivo sulla politica della repressione dei reati. Allo stesso tempo, per i giudici, l’organo di governo autonomo risulterebbe indebolito, poiché i membri verrebbero sorteggiati e la componente laica, pur mediata, resterebbe soggetta a logiche elettive e partitiche.
L’istituzione dell’Alta corte disciplinare sottrarrebbe al Csm il giudizio sulla disciplina di giudici e pm, aumentando il numero dei membri di nomina parlamentare rispetto a quelli sorteggiati tra i magistrati. Colombo evidenzia che l’attuale rapporto di 30 magistrati a 10 laici nei Csm passerebbe a 9 magistrati su 6 laici, mentre nell’Alta corte si passerebbe da due terzi a un terzo nei Csm e a tre quinti e due quinti nella nuova corte, modificando sostanzialmente equilibri e pesi all’interno degli organi di autogoverno della magistratura.
Infine, Colombo ha commentato le dichiarazioni favorevoli alla riforma dell’ex collega Antonio Di Pietro, osservando con una punta di ironia che “non sorprende, a volte mi vien da pensare che, per la sua persona, avesse già anticipato la riforma ai tempi suoi”. La posizione dell’ex pm mette in evidenza le tensioni interne e il dibattito acceso sul futuro della giustizia in Italia, in vista del referendum confermativo che dovrà decidere se la riforma entrerà definitivamente in vigore.
