Venezia: la borseggiatrice “Shakira” torna in città, condannata con rito abbreviato, ma rimane libera

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Sembrava risolta, invece è tutto da rifare. Shakira, la ventenne nota come la “primula rossa” dei borseggiatori veneziani, è rientrata a Venezia nonostante un divieto di dimora già in essere, scatenando indignazione tra cittadini e classe politica. Condannata con rito abbreviato a un anno di reclusione, resta comunque libera, alimentando la richiesta di leggi più rigorose.


Chi è “Shakira” e perché è simbolo della microcriminalità

  • Identità: Giovane romana di origini bosniache, ha accumulato circa 65 procedimenti penali, tra furti con destrezza, violazioni di fogli di via e divieti di dimora. Solo pochi casi sono stati definiti con sentenza, mentre molti restano aperti.
  • Arrestata nel centro storico di Venezia dai volontari del gruppo “Cittadini Non Distratti” – che collaborano quotidianamente con la polizia locale – per violazione del divieto di soggiorno imposto nel febbraio precedente a seguito del decreto Caivano e della normativa antimafia.

Condanna sì, ma… senza carcere

  • In un rapido procedimento con rito abbreviato, la giovane ha ricevuto una condanna a un anno di reclusione, ma rimane a piede libero.
  • Il fatto ha alimentato lo sdegno dei residenti e delle forze dell’ordine, che chiedono un potenziamento delle misure deterrenti per evitare che figure come lei continuino a circolare impunite.

Reazioni e leva politica

I cittadini sono esasperati, e i video virali dei “pickpocket” in azione non aiutano. Gli attivisti lamentano l’assenza di conseguenze concrete: un arresto seguito da una liberazione immediata rischia di creare un pericoloso effetto boomerang.

Tra i commenti sui social, emergono posizioni nette: “Se non si agisce, l’impunità dilaga” è un sentimento che risuona tra chi vive nei quartieri più frequentati dai borseggiatori.



Il caso di Shakira non è solo una cronaca cittadina, ma una ferita aperta nella sicurezza urbana: una giovane con un lungo passato di arresti e divieti che continua a muoversi indisturbata. Per molti a Venezia, è l’ora di riforme urgenti: pene più severe, misure restrittive effettive e un sistema giudiziario capace di superare gli annosi limiti attuali.