Sabrina Salerno: «Ho venduto la mia fisicità, ma dietro c’è molto di più»

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Sabrina Salerno, 57 anni, cantante e icona degli anni Ottanta, torna a raccontarsi senza filtri. Ironica, diretta, mai banale, ripercorre la sua carriera e le sue fragilità con la consapevolezza di chi ha vissuto ogni fase della vita sotto i riflettori. «A 17 anni ero una stronzetta presuntuosa», ammette con autoironia. «Non avevo idea di come funzionasse il mondo. A un giornalista che mi paragonò a una star famosissima, risposi: “Ne avrò il triplo di successo”».

Il successo arrivò presto, con Sexy girl nel 1986, e oggi, con Bollente in collaborazione con Ludwig, continua a reinventarsi. Ma non è solo leggerezza, spiega Sabrina: «Ho solo bisogno di respirare. Sono stata il padre di me stessa. Niente droga, niente alcol, sarebbe stato facile perdersi. Ma ho tenuto la testa sul collo».

Riconosce che il successo può confondere: «Ti fa credere che puoi tutto. È un’arma scintillante con cui ti puoi ferire». Eppure non ha mai smesso di combattere: «Forse sarei stata più felice facendo altro, magari il medico. Ma sul palco i dubbi spariscono».

Nonostante il suo status di sex symbol, Salerno si è sempre vista piena di difetti. «A Miss Italia mi sono sentita dire da mia madre: “Come va?” e io: “Malissimo. Mi hai fatta brutta”. A 12 anni già attiravo gli sguardi degli uomini e non sapevo gestirlo. Poi ho trasformato quella fisicità in un punto di forza. È stato marketing».

Le critiche però non sono mancate, soprattutto da parte delle donne: «Gli uomini tra loro sono più solidali. Le donne sono più giudicanti. Prendiamo Elodie: dicono che si spoglia perché non sa cantare. Falso. Ha talento. È solo un modo per aggredire le donne. Se sei bella ed esponi il corpo, devi essere tre volte più brava per essere accettata».

Il personaggio pubblico, dice, è diverso dalla donna privata: «Sono empatica, legata alla famiglia e all’amicizia. La mia dote più grande è capire chi ho davanti guardandolo negli occhi. Non sono come appaio».

Ricorda con affetto l’incontro con Claudio Cecchetto, che la scoprì: «Entrai nel suo ufficio e intonai Wild boys. La convinzione era tutto. Anche a scuola, se non studiavo, fingevo sicurezza». E anche Sandy Marton è rimasto nella memoria: «Bellissimo. Non mi guardava mai. Poi se n’è pentito».

Sui flirt famosi non si sbilancia: «Alcuni mi hanno corteggiata, anche star mondiali. Ma sono riservata. Non racconto i fatti miei in giro». Con i ragazzi è sempre stata chiara: «Mai stata romantica. Solo a 8 anni leggevo i fotoromanzi con Franco Gasparri».

Salerno sfida il tempo con consapevolezza: «Una volta le donne a 40 anni erano finite. Ora puoi stare sul palco anche a 50, se te lo permetti. Certo, avere soldi aiuta. Ma oggi vedo più ventenni rovinate che cinquantenni in forma. Noi siamo arrivate a una certa età senza sapere cosa fosse l’acido ialuronico. Poi ci si è aperto un mondo».

Su presunti ritocchi estetici è chiara: «Non mi sono mai rifatta il seno, ma sarei la prima a dirlo. Sono favorevole alla chirurgia estetica se migliora, non se stravolge. Alcuni commenti fanno solo tenerezza».

Rivendica con orgoglio l’iconica frase lanciata con Jo Squillo: «Siamo donne, oltre le gambe c’è di più». Sembra leggera, ma è un manifesto che ha lasciato il segno: «Dietro c’è un intero universo. Noi donne facciamo il triplo della fatica per emergere. La parità è ancora lontana».

Parla anche di Giorgia Meloni, con uno sguardo personale: «Era l’amore di mio marito, l’ha sempre ammirata. Non condivido tutto, ma è una che ce l’ha fatta. Merita rispetto».

Un ricordo speciale anche per Raffaella Carrà: «Vacanza insieme in Egitto. Lavorare con lei era semplice, ti faceva sentire a casa».

Con una carriera iniziata nel 1986 e ancora viva, Sabrina riflette sulla sua longevità artistica: «Non so qual è il segreto. Forse perché ho detto tanti no. Le carriere si costruiscono anche così. Sento l’affetto delle persone, a volte mi sorprende. Mi chiedo se lo merito davvero».

Un anno fa ha affrontato la diagnosi di un tumore al seno e si è operata. «Per cinque anni dovrò seguire terapie. Prendo una pastiglia con effetti collaterali pesanti. Vado in palestra ogni giorno, è salvifico. Tra poco ho i controlli».

E oggi? «Sono diventata più cinica, non migliore. A 25 giorni dall’intervento sono partita per una tournée negli Stati Uniti. È stata dura, ma non amo chi si piange addosso. Lavorare mi fa stare bene. Dopo il palco sento le endorfine, poi l’effetto passa. Ma vado avanti».

«La felicità non esiste, sono attimi. Sto imparando ad accettarmi, ad essere indulgente con me stessa. È difficile, ma nella vita si supera tutto».