A Gizzeria, piccolo comune della provincia di Catanzaro, un uomo di 67 anni è stato condannato dal Tribunale di Lamezia Terme a 3 anni di reclusione, oltre a un risarcimento dei danni ancora da quantificare, per maltrattamenti e minacce continuate nei confronti della moglie, 61enne, durate oltre 40 anni.
Le accuse e il giudizio
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il condannato avrebbe sottoposto la moglie a:
- violenze fisiche e psicologiche,
- minacce di morte,
- ingrurie frequenti,
in un contesto di prevaricazione che si è protratto per quattro decenni, fino all’intervento della Procura di Lamezia Terme. Nonostante la richiesta iniziale della Procura fosse per una condanna di 1 anno e 4 mesi, il giudice Maria Giulia Agosti ha riconosciuto la gravità della condotta, infliggendo una pena più severa.
Recidiva e divieto di avvicinamento
L’uomo era già sottoposto a un’altra misura cautelare per il divieto di avvicinamento alla moglie, emessa durante le indagini preliminari per fatti analoghi. In quel procedimento aveva già chiesto di patteggiare, con il consenso del pubblico ministero .
Qualche precedente
Il caso rientra nell’ambito di numerose vicende simili emerse nella provincia, in cui gli uomini responsabili di violenze domestiche hanno ricevuto pene da 2 a 5 anni per aver aggredito coniugi o familiari, talvolta anche in presenza di minori.
Considerazioni e prospettive
- Durata e sistematicità: la violenza non è stata episodica ma costante per circa 40 anni, un caso emblematico di sopraffazione domestica.
- Ruolo della magistratura: la decisione incide significativamente, andando oltre la richiesta iniziale, con un segnale forte verso l’adozione di pene più rigorose nei reati familiari.
- Tutela e prevenzione: la storia mostra che misure come il divieto di avvicinamento, frequente nelle vicende di violenza domestica, possono essere utili ma non sempre sufficienti a fermare dinamiche di abuso protratte nel tempo.
In sintesi
Un uomo condannato a 3 anni per quarant’anni di violenze e minacce alla moglie, con precedente obbligo di divieto di avvicinamento. Una sentenza che colpisce la continuità degli abusi e rafforza l’impegno giudiziario nei confronti della violenza di lungo corso.

