Rapimento alla clinica Sacro Cuore, chiesto il giudizio immediato per Rosa Vespa

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La Procura della Repubblica di Cosenza ha richiesto il giudizio immediato per Rosa Vespa, la donna di 51 anni accusata del rapimento della piccola Sofia, avvenuto lo scorso 21 gennaio alla clinica Sacro Cuore di Cosenza. Secondo le indagini, Vespa si finse infermiera per sottrarre la neonata, figlia di Valeria Chiappetta, dalla stanza dove si trovava con la madre e la nonna, il giorno dopo la nascita.

Il corpo della Polizia riuscì a rintracciare la bambina poche ore dopo il sequestro, durante una festa organizzata da Rosa Vespa per l’ingresso in casa del figlio Natan. All’interno dell’abitazione, addobbata con decorazioni azzurre e festoni, la piccola fu trovata vestita con un completino azzurro, segno che la donna aveva costruito una messinscena completa per simulare la nascita di un maschio.

Dalle indagini è emerso che Vespa avrebbe finto una gravidanza per nove mesi, raccontando al marito Moses Omogo e ai familiari di aver partorito un figlio. L’uomo, arrestato inizialmente insieme alla moglie, è stato scarcerato dopo l’interrogatorio di garanzia: è riuscito a dimostrare di essere totalmente ignaro del piano della donna e la sua posizione è stata stralciata. La Procura ne ha chiesto il possibile proscioglimento.

Parallelamente, è in corso un’indagine per verificare eventuali responsabilità legate alla sicurezza interna della clinica. Lo confermano gli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani, legali della famiglia di Valeria Chiappetta, che parlano di “filone d’indagine più ampio e articolato” aperto dalla Procura nei confronti della struttura sanitaria. I legali affermano che le denunce presentate nei confronti della clinica si stanno rivelando fondate, in particolare per quanto riguarda le falle nel sistema di controllo.