Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha lanciato un avviso diretto ai cittadini: chiunque parteciperà o organizzerà la marcia del Budapest Pride incorre in sanzioni legali, in base alla nuova normativa approvata di recente.
Il divieto e le misure adottate
Negli ultimi mesi, il Parlamento ungherese ha approvato una serie di leggi – modificate rapidamente con procedura d’urgenza – che vietano manifestazioni che “promuovono l’omosessualità o i cambiamenti di genere” nei confronti di minori. Questa legislazione amplia le restrizioni già in vigore dal 2021 e permette alle forze dell’ordine di usare riconoscimento facciale per identificare i partecipanti. Chi prenderà parte al Pride può essere multato fino a 500 euro, mentre gli organizzatori rischiano fino a un anno di carcere .
Le minacce di Orbán
Intervistato da Kossuth Rádió prima del vertice Ue a Bruxelles, Orbán ha ribadito:
“Se partecipi a un evento che viola la legge, devi tenere conto delle chiare conseguenze legali.”
Il primo ministro ha aggiunto che la polizia è autorizzata a fermare l’evento senza uso della forza: “L’Ungheria è un paese civile”.
Reazioni e tensioni internazionali
Il divieto del Pride ha suscitato una forte risposta da parte della comunità internazionale. L’Unione Europea, Inghilterra, Francia, Germania e oltre 30 ambasciate hanno condannato l’iniziativa. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha esortato l’Ungheria a garantire il diritto di manifestare senza rischi .
La contro-marchià e la mobilitazione locale
Nonostante il divieto, il sindaco di Budapest, Gergely Karácsony, ha annunciato una contro-maratona definendola “evento municipale” e non un Pride formale, sperando di aggirare le restrizioni. In appoggio giungeranno delegazioni straniere, tra cui politici svedesi e spagnoli .
Amnesty International e altre ONG stanno mobilitando le loro reti per sostenere la comunità LGBTQ+. Più di 70 organizzazioni europee chiedono alle autorità ungheresi di consentire una marcia pacifica, senza timore di multe o arresti.
Uno scontro politico e culturale
Secondo gli analisti, la linea dura di Orbán mira a consolidare il suo elettorato conservatore e cristiano, in vista delle elezioni del 2026. L’azione legale e repressiva sul Pride rientra nel disegno più ampio di centralizzazione del controllo pubblico, insieme ad altre restrizioni su media, ONG e dissidenza .
- Cosa dice Orbán: chi partecipa o organizza il Pride rischia multe fino a 500 € o pene fino a un anno di carcere.
- Legislazione: vietate manifestazioni che promuovano LGBTQ+ verso i minori; uso di riconoscimento facciale per rintracciare i partecipanti.
- Risposta internazionale: forti condanne da parte della Ue, ambasciate e Ong.
- Reazione locale: il sindaco organizza una contro-marchià municipale non ufficiale.
- Motivazioni: strategia elettorale e conservatrice, rafforzamento del controllo politico.
