Alessia Pifferi, la donna condannata all’ergastolo per l’omicidio della figlia di 18 mesi, Diana, ha recentemente ricevuto una proposta di matrimonio in carcere da uno sconosciuto. La proposta, arrivata sotto forma di lettere inviate a Pifferi, aveva suscitato scalpore, con l’autore delle missive che esprimeva un’inquietante ammirazione per il crimine commesso dalla donna, affermando di essersi “innamorato” di lei dopo aver appreso della morte della figlia. L’uomo le chiedeva di sposarlo, definendo il suo gesto come un atto di “goduria estrema”.
Tuttavia, la legale di Alessia Pifferi, Alessia Pontenani, ha rapidamente smentito le voci di un matrimonio imminente, affermando che non ci sarà nessuna unione. L’avvocata ha anche sottolineato il “deterioramento progressivo delle capacità cognitive” di Pifferi, descrivendola come una persona vulnerabile, estremamente bisognosa di affetto e facile preda di chiunque le offra un po’ di attenzione, anche in modo distorto.
Il caso ha suscitato grande attenzione, soprattutto per la natura delle lettere e la condizione psicologica della donna. Pifferi è attualmente in carcere a Vigevano (Pavia) e a fine gennaio prenderà il via il processo d’appello presso la Corte d’Assise di Milano.

