Mikheil Kavelashvili, ex calciatore noto per le sue posizioni anti-occidentali e ultraconservatrici, è stato ufficialmente investito del ruolo di presidente della Georgia. Il giuramento è avvenuto domenica 29 dicembre al parlamento di Tbilisi, segnando un passaggio di potere in un momento di forte crisi politica. La sua elezione arriva a seguito delle controverse elezioni di ottobre, che hanno visto il partito di governo Sogno Georgiano trionfare, ma con le opposizioni che hanno denunciato brogli elettorali e intimidazioni, una posizione condivisa anche dall’Unione Europea e da osservatori internazionali, che hanno sollevato dubbi sulla legittimità del risultato.
La presidente uscente, Salome Zurabishvili, leader delle opposizioni pro-UE, ha lasciato il palazzo presidenziale subito dopo l’investitura di Kavelashvili, ma ha ribadito di considerarsi ancora «l’unica leader legittima» del paese, promettendo di continuare la sua battaglia contro il partito di governo Sogno Georgiano.
All’esterno del parlamento, migliaia di manifestanti pro-UE hanno continuato a contestare la nuova presidenza, definendo Kavelashvili un capo di Stato «illegittimo». I dimostranti, molti dei quali con bandiere dell’Unione Europea e dell’Ucraina, hanno esposto cartellini rossi, in riferimento alla carriera calcistica di Kavelashvili. La protesta è degenerata in scontri con la polizia, documentati in alcuni video condivisi sui social.
La Georgia si trova quindi ancora una volta divisa tra la sua aspirazione a una maggiore integrazione con l’Europa e la crescente influenza delle forze politiche interne che propongono un allontanamento da Bruxelles e un avvicinamento alla Russia.
