La resa dei conti sulla nuova Commissione Europea: il 20 novembre si decide il destino dell’esecutivo Von Der Leyen

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Mercoledì 20 novembre, la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen si trova di fronte a un momento cruciale: la Conferenza dei presidenti del Parlamento Ue, che dovrà decidere se dare il via libera ai 26 membri del nuovo esecutivo. Fino ad ora, 19 dei 26 componenti hanno ottenuto l’approvazione, ma alcuni nodi cruciali restano da sciogliere, in particolare per i sei vicepresidenti e per l’ungherese Olivér Várhelyi. Tra questi, spicca il nome dell’italiano Raffaele Fitto, che si trova al centro di una forte tensione politica.

Il cuore del problema è la divisione della maggioranza che supporta la Commissione. I gruppi dei popolari, socialisti e liberali, che finora avevano collaborato per sostenere il nuovo esecutivo, si sono frantumati a causa di divergenze su alcuni temi chiave. La tensione è esplosa in seguito al voto sul regolamento per combattere la “deforestazione importata” previsto nel Green Deal europeo. I popolari, alleandosi con la destra radicale, hanno cercato di indebolire la proposta, tradendo così i socialisti e i liberali. Quest’ultimo episodio ha sollevato indignazione tra le forze politiche, che ora mettono in discussione la fiducia nel nuovo esecutivo.

A Bruxelles si respira un clima di grande incertezza, con i liberali e i socialisti (insieme ai Verdi) che minacciano di bocciare il conservatore Raffaele Fitto se non riceveranno garanzie che tale tradimento non si ripeterà. Dall’altro lato, i popolari sono pronti a impallinare la socialista spagnola Teresa Ribera se Fitto non dovesse superare l’ostacolo. La situazione è complessa, e la soluzione più probabile potrebbe essere un compromesso in extremis, con socialisti e liberali che potrebbero decidere di “ingoiare il rospo”, rimandando la vera resa dei conti.

Se il via libera alla Commissione dovesse arrivare il 20 novembre, la fiducia finale in Strasburgo è prevista per il 27 novembre, quando i deputati europei saranno chiamati a esprimersi sull’intero esecutivo. La situazione politica interna del Parlamento europeo, già segnata da forti tensioni, potrebbe rendere questa data ancora più decisiva per l’andamento dell’agenda politica dell’Unione Europea nei prossimi anni.