di Umberto Zollo | Torino – Le Molinette superano quota 5.000 trapianti di rene dal 1981. Il centro torinese è il primo in Italia a raggiungere il traguardo e tra gli otto in Europa. Venerdì 9 ottobre i dati saranno presentati in un congresso.
Il Centro Trapianti di rene dell’ospedale Molinette di Torino ha superato quota 5.000 interventi, diventando il primo centro italiano a raggiungere questo risultato e uno degli otto in Europa. Un traguardo maturato in 45 anni di attività, dal primo trapianto effettuato il 7 novembre 1981. Al 1° ottobre 2026 gli interventi eseguiti sono saliti a 5.057.
Il trapianto numero 5.000 è stato effettuato su una donna di 63 anni, in dialisi dal 2024 a causa di una nefropatia ereditaria che aveva determinato una grave insufficienza renale. L’intervento ha avuto esito positivo e la paziente, secondo quanto riferito dall’ospedale, ha potuto interrompere la dialisi, con buoni valori di funzionalità renale.
Il caso sarà presentato insieme ai dati complessivi del programma venerdì 9 ottobre 2026, durante il congresso “5000 trapianti di rene: contributi, innovazioni e risultati di un programma”, in programma dalle 9 alle 18.30 nell’Aula Magna Molinette Incontra di corso Bramante 88.
I numeri descrivono l’evoluzione raggiunta dalla trapiantologia renale torinese. Dei 5.057 trapianti effettuati fino all’inizio di ottobre, 4.755 sono stati eseguiti da donatore deceduto e 302 da donatore vivente. Sono inoltre 223 i trapianti doppi di entrambi i reni e 184 quelli realizzati utilizzando organi provenienti da donatori a cuore fermo.
Particolarmente rilevante anche l’attività sui pazienti già sottoposti in precedenza a un trapianto: 726 interventi hanno riguardato secondi, terzi, quarti o quinti trapianti.
A questi si aggiungono le procedure combinate: 72 trapianti rene-pancreas, 108 rene-fegato, cinque rene-cuore e un trapianto combinato polmone-rene. Sono invece 86 i trapianti renali eseguiti su pazienti che avevano già ricevuto un altro organo.
Nel corso degli anni il programma ha seguito anche 37 gravidanze in 27 pazienti trapiantate. In otto casi, a causa di una grave compromissione respiratoria, l’intervento è stato eseguito con il paziente sveglio e mediante anestesia peridurale.
Uno degli aspetti più delicati riguarda il rischio che la patologia renale originaria si ripresenti anche sull’organo trapiantato. Secondo i dati illustrati dalle Molinette, il 23% dei trapianti può perdere nel tempo la propria funzionalità per la recidiva della malattia renale di base, in particolare nel caso di nefriti di origine immunitaria e di alcune malattie rare.
Il centro torinese ha sviluppato una specifica esperienza nella gestione dei pazienti adulti ad alto rischio di recidiva, accogliendo casi provenienti da diverse regioni italiane. Una parte di questa attività è stata recentemente pubblicata sull’American Journal of Transplantation, con studi dedicati a terapie innovative contro due forme di glomerulonefrite che possono recidivare dopo il trapianto: la glomerulosclerosi focale e segmentaria, FSGS, e la glomerulonefrite a depositi di IgA.
Alla base dell’attività c’è un’organizzazione multidisciplinare che coinvolge diverse strutture della Città della Salute. La gestione nefrologica fa capo alla Nefrologia, Dialisi e Trapianto, diretta dal professor Luigi Biancone, che segue il paziente sia prima sia dopo l’intervento e svolge le funzioni di coordinamento del programma.
L’attività chirurgica coinvolge la Chirurgia vascolare, diretta ad interim dal professor Mauro Rinaldi, con la dottoressa Claudia Melloni responsabile della Chirurgia vascolare dei trapianti di rene, e la Clinica Urologica diretta dal professor Paolo Gontero. La componente anestesiologica fa riferimento alla Rianimazione 2, diretta dalla dottoressa Chiara Melchiorri.
Il percorso coinvolge inoltre il Coordinamento regionale Trapianti, diretto dal professor Renato Romagnoli, il laboratorio di Immunogenetica e Biologia dei Trapianti della professoressa Silvia Deaglio e il Coordinamento regionale Prelievi d’organo e tessuti diretto dalla dottoressa Anna Guermani, oltre a numerose altre specialità cliniche, chirurgiche e di laboratorio.
Il professor Luigi Biancone richiama l’attenzione soprattutto sulla possibilità di ampliare l’accesso al trapianto.
“Il trapianto di rene si è evoluto rapidamente negli ultimi anni anche grazie a farmaci innovativi ed approcci chirurgici sempre più sofisticati ed esperti. Purtroppo, solo una minoranza dei pazienti in dialisi è in lista trapianto. Questo per molte ragioni ma anche perché vi sono ancora molte condizioni cliniche che rendono difficile il trapianto stesso. Il nostro obiettivo è l’inclusività, vorremmo tanto che nessuno fosse lasciato indietro, se non per controindicazioni assolute”, dichiara Biancone.
Dietro ciascun intervento rimane centrale la disponibilità degli organi e quindi la scelta dei donatori e delle loro famiglie, ricordati anche dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi.
«Cinquemila trapianti non sono soltanto un primato, ma raccontano cinquemila nuove possibilità di vita e una storia lunga 45 anni fatta di competenza, ricerca e innovazione. Essere il primo Centro in Italia e uno degli otto in Europa ad aver raggiunto questo traguardo conferma il ruolo delle Molinette e della sanità piemontese ai massimi livelli della trapiantologia. Dietro ciascuno di questi interventi c’è una straordinaria rete di professionisti che ha saputo crescere, innovare e affrontare casi sempre più complessi, offrendo una possibilità di cura anche a pazienti che altrove difficilmente potrebbero trovarla. Ma soprattutto, dietro ogni trapianto c’è un gesto di generosità: il primo grazie va quindi ai donatori e alle loro famiglie, perché è dalla loro scelta che nasce ogni nuova possibilità di vita», sottolineano Cirio e Riboldi.
Un concetto ripreso anche dal direttore generale della Città della Salute e della Scienza, Livio Tranchida.
“Raggiungere e superare i 5.000 trapianti di rene è un traguardo che ci riempie di orgoglio, non soltanto per il suo valore numerico, ma per ciò che rappresenta: 45 anni di cura, ricerca e competenza. 45 di speranza e di vita. Un risultato di questa portata appartiene a tutta la Città della Salute e della Scienza e alla rete di professionisti che, ogni giorno, contribuisce al percorso del paziente trapiantato. La forza di questo Centro risiede proprio nella capacità multidisciplinare di mettere insieme saperi, esperienze e professionalità diverse. È questo patrimonio umano e professionale che ha permesso alle Molinette di raggiungere un primato nazionale e di collocarsi tra i centri di riferimento in Europa. A tutti i professionisti che hanno contribuito a costruire questa storia va il nostro più sincero ringraziamento, ma il primo pensiero, davanti ad un traguardo come questo, va ai donatori e alle loro famiglie, perchè la donazione all’origine di ogni trapianto è un atto volontario, di generosità e soprattutto d’amore”, dichiara Tranchida.
Il superamento dei cinquemila interventi fotografa così non soltanto la durata di un programma iniziato nel 1981, ma anche l’evoluzione delle tecniche e delle possibilità terapeutiche. La sfida resta ora quella indicata dagli stessi specialisti: rendere il trapianto accessibile a un numero maggiore di pazienti, senza rinunciare alla sicurezza nei casi clinicamente più complessi.
