ROMA (ITALPRESS) – “Quella di oggi è un’edizione meravigliosa di Fenix, con una partecipazione straordinaria, un programma avvincente e dibattiti coraggiosi. E oggi voglio dirvi che sono immensamente fiera di voi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio e leader di FdI, Giorgia Meloni, a Fenix, la festa di Gioventù nazionale, movimento giovanile del suo partito, che si tiene a Roma al laghetto dell’Eur. “Siete uno spettacolo che infiamma il cuore”, ha aggiunto.
“Per decenni la scuola italiana ha avuto paura di dire la verità: hanno tentato di convincerci che ci fosse un modo giusto di educare, ma quello non è rispetto bensì menzogna e i ragazzi la pagano anni dopo, magari a un colloquio di lavoro. Il conto lo ha pagato chi per crescere e affermarsi poteva contare solo sulla scuola pubblica – aggiunge Meloni -. È questo il più grande fallimento del ’68 e di una rivoluzione che nasceva per costruire la scuola di tutti e ha finito per produrre l’esatto contrario. Dare a tutti lo stesso voto non significa dare a tutti la stessa opportunità: pretendere di dare a tutti la sufficienza significa non riconoscere il merito e nascondere le lacune; questa non è uguaglianza, ma livellamento verso il basso. Il primo dovere della scuola è valutare un ragazzo e insegnargli che il giudizio esiste e che gli errori esistono per crescere: l’educazione e il rispetto si fondano sulle regole e non sulla loro negazione, per questo abbiamo restituito dignità al voto di condotta che adesso fa media e determina promozioni e bocciature”.
“Abbiamo riformato l’esame di maturità, introducendo il principio secondo cui chi rifiuta di sostenere una prova o fa scena muta all’orale viene bocciato: prima si fa l’esame, poi si manifesta e si protesta; non si mortifica una commissione d’esame che ha la responsabilità di dare o non dare un titolo di studio con valore legale. Abbiamo riportato l’educazione civica con dignità di materia – prosegue Meloni, – Un cittadino consapevole va formato e la scuola ha il dovere di insegnare. In Italia non devono esistere scuole di serie A e serie B: licei e istituti tecnici-professionali sono pilastri di un sistema che cresce solo se si tiene insieme. I nostri ragazzi devono poter scegliere quale eredità raccogliere senza etichette e pregiudizi: considero un importante traguardo l’entrata in vigore della riforma del 4+2, che dà agli studenti l’opportunità di accedere ai bienni di specializzazione o inserirsi nel mercato del lavoro”.
“Di riforme ne abbiamo fatte parecchie e per questo sono fiera di annunciare che licenzieremo presto la norma che introduce la definizione di liceo anche per gli istituti tecnico-professionali, perché riteniamo siano scuole di pari valore e le persone che le frequentano lo sono altrettanto”.
“Se i bambini che non capiscono la lingua della lezione, cioè l’italiano, diventano molti non è più integrazione, ma abbandonano: il rischio è che l’unica cosa che possono imparare è l’emarginazione. Non può esistere che in una classe siano i bambini italiani a mettersi in un angolo perché sono diventati la minoranza – continua Meloni -. Chiamare tutto questo integrazione è una menzogna comoda per chi vive di ideologia, per noi chi arriva in Italia e vuole costruirsi il futuro qui deve imparare la nostra lingua e rispettare le regole; è questo l’unico modo serio di accogliere”
“Sta per arrivare in Consiglio di ministri un provvedimento che introduce per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe e l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimenti scolastici e il divieto di burqa e niqab a scuola: in Italia nessuno, in nome di una tradizione vera o presunta, può decidere che una giovane donna debba nascondersi; la parità tra uomo e donna non è negoziabile, né nelle strade né nelle scuole”.
“Troppi giovani lasciano ancora le loro case, le loro famiglie, la loro nazione: a vent’anni si ha voglia di misurarsi con qualcosa di nuovo, ma in un mondo globalizzato se non si parla almeno l’inglese si rischia di avere possibilità molto limitate. È la ragione per cui abbiamo dato vita al programma più imponente di formazione linguistica e mobilità all’estero mai realizzato: con esso diamo a 150mila studenti italiani la possibilità di andare per un periodo in una nazione europea a studiare, formarsi e apprendere una lingua straniera. Abbiamo fatto un investimento record per consentire a quasi 270mila ragazzi di vivere l’esperienza del servizio civile in Italia e all’estero, usando la loro esperienza per accedere al 15% dei concorsi pubblici – continua Meloni, – Il problema si pone quando partire non è una scelta libera, ma l’unica possibile per vedere riconosciuto il proprio valore: per trattenere i nostri talenti o riportarli qui servono retribuzioni più alte, opportunità più adeguate, servizi più efficienti. In questi anni abbiamo tentato di lavorare su tutti questi fronti a livello nazionale, soprattutto nelle regioni del sud che pagano maggiormente il prezzo dello spopolamento giovanile: qualcosa si muove nel mercato del lavoro, la disoccupazione giovanile è al minimo storico, crescono i lavoratori stabili, cala il precariato, a cinque anni dalla laurea nove ragazzi su dieci trovano un lavoro; tutto questo però non basta, perché vogliamo fare dell’Italia il posto dove si arriva o si torna non quello da cui si parte”.
“Sull’Università abbiamo ereditato un sistema che diceva di garantire tutti solo a parole e poi ne lasciava indietro parecchi: una delle maggiori ingiustizie ereditate dalla sinistra era il quizzone per entrare a Medicina e lo abbiamo cancellato, sostituendolo con un semestre aperto fatto di esami veri; deve andare avanti chi è più bravo, non chi è più fortunato”. “Abbiamo anche aumentato i posti disponibili, che sono oltre 11mila in più rispetto al 2022 – aggiunge Meloni, – L’obiettivo è arrivare a 30mila in più. Quando ci siamo insediati i posti letto negli studentati erano 40mila, quando avremo finito saranno 120mila: in materia di borse di studio abbiamo alzato le soglie Isee e aumentato gli importi, coprendo quasi il 100% degli idonei; inoltre abbiamo rafforzato il fondo Studio e il prestito d’onore e abbiamo introdotto la borsa di studio per alti meriti sportivi. Il fondo di finanziamento ordinario per l’Università è al livello più alto di sempre: oggi siamo a 9,4 miliardi di euro, ovvero il 25% in più rispetto al 2019. Schlein ha detto che sull’Università io taglio e apro ai privati: vorrei chiederle quando riuscirà a trovare un solo argomento vero per contestarci”, ha concluso
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