Via Orcagna, 17 anni per riavere un bene della città. E ora il Comune non sbagli il bando

Condividi

Manfredini e Cuscito: “Oltre 2,36 milioni di euro e quasi vent’anni di mancato pieno utilizzo di un patrimonio destinato alla collettività. Non è un grande affare da celebrare. Adesso vigileremo perché la gestione futura sia davvero nell’interesse di Firenze”

Dopo sedici anni di contenzioso, il Comune di Firenze annuncia la chiusura della vicenda del complesso sportivo di via Orcagna e presenta l’accordo come il recupero di un bene importante per la città.

Futuro Nazionale Firenze invita, però, Palazzo Vecchio a guardare anche l’altra faccia della medaglia: quanto è costato ai cittadini arrivare a questo risultato e, soprattutto, quanto tempo è stato perso.

Perché la questione non può essere liquidata con l’annuncio di una piscina che finalmente tornerà nella disponibilità pubblica.

La sentenza del Tribunale ha stabilito che il contratto di locazione era cessato il 30 giugno 2010. La piena disponibilità dell’immobile, però, arriverà soltanto entro il 31 agosto 2027. Significa che per oltre diciassette anni dalla cessazione della locazione la città non ha potuto disporre pienamente di un complesso sportivo già attrezzato e destinato, per volontà testamentaria di Livio Alias, allo sport e alla collettività.

Questo è il primo dato che Palazzo Vecchio dovrebbe spiegare ai cittadini.

Non soltanto il giorno in cui il bene torna disponibile, ma tutti gli anni nei quali quel patrimonio non è stato pienamente nella disponibilità della città.

Un lascito alla collettività che finisce per costare oltre 2,36 milioni

C’è poi la questione economica.

Il Tribunale ha riconosciuto a Tropos un indennizzo di 2.241.250 euro per le migliorie apportate al complesso. La transazione definita dal Comune porta il debito fuori bilancio complessivo a 2.360.107 euro, comprensivo dell’indennizzo e delle spese connesse.

È vero che l’accordo consente di azzerare quasi 500 mila euro di interessi che erano stati prudenzialmente quantificati dall’Amministrazione e di ridurre le spese legali. È altrettanto vero che il Comune aveva accantonato circa 5,5 milioni di euro per il rischio legato al contenzioso e che la sua definizione consente oggi di liberare oltre 3 milioni di quelle risorse.

Ma presentare questi elementi come se trasformassero automaticamente la vicenda in un grande risultato finanziario sarebbe, a nostro avviso, una lettura quantomeno parziale.

La domanda politica è molto più semplice: un bene lasciato alla città per essere destinato allo sport e alla collettività doveva davvero arrivare alla piena disponibilità pubblica dopo oltre diciassette anni e con un esborso superiore a 2,36 milioni di euro?

Per Futuro Nazionale Firenze la risposta è evidente.

Non c’è molto da celebrare nel fatto che un bene destinato gratuitamente alla collettività abbia richiesto sedici anni di contenzioso e milioni di euro per tornare nella piena disponibilità della città.

Il fatto che oggi si sia finalmente arrivati alla conclusione della vicenda è positivo. Ma non può diventare un modo per cancellare il costo economico, amministrativo e sociale degli anni trascorsi.

E quei diciassette anni hanno avuto un costo anche per lo sport fiorentino

C’è, infatti, un altro aspetto che non può essere ignorato.

Lo stesso Comune riconosce che il sistema natatorio fiorentino sta attraversando una fase particolarmente delicata, con meno impianti del normale e società sportive costrette a lavorare con spazi ridotti e programmazioni più complesse.

E allora la domanda diventa ancora più pesante.

Quante società sportive avrebbero potuto trovare spazio in via Orcagna? Quanti ragazzi avrebbero potuto allenarsi? Quante attività avrebbero potuto essere organizzate? Quante realtà avrebbero potuto utilizzare una struttura che oggi lo stesso Comune definisce importante per rafforzare l’offerta sportiva della città?

Questo è il vero costo-opportunità di una vicenda durata sedici anni.

Un costo che non compare necessariamente in una voce di bilancio, ma che i cittadini e il mondo sportivo fiorentino hanno pagato sotto forma di spazi mancanti, attività rinviate, programmazioni più difficili e minori opportunità.

Il futuro affidamento

Per questo Futuro Nazionale Firenze guarderà con particolare attenzione al prossimo passaggio: il bando per la gestione dell’impianto.

Ed è proprio qui che vogliamo essere molto chiari.

La storia di una società sportiva è un valore.
L’esperienza è un valore.
I risultati sportivi sono un valore.

Ma nessuno di questi elementi può trasformarsi in un diritto acquisito alla gestione di un bene pubblico.

Un impianto della città deve essere affidato sulla base di criteri trasparenti, verificabili e soprattutto coerenti con l’interesse pubblico.

Il futuro gestore dovrà dimostrare di avere non soltanto esperienza, ma anche solidità economica e patrimoniale, capacità organizzativa, un progetto sportivo credibile, garanzie sulla manutenzione, capacità di assicurare continuità del servizio e una proposta realmente aperta alla pluralità delle realtà sportive fiorentine.

Perché non basta sapere gestire una piscina. Bisogna dimostrare di poter gestire un bene pubblico.

E questo significa garantire accessibilità, sostenibilità delle tariffe, attenzione allo sport di base e all’agonismo, apertura alle scuole e alle associazioni, inclusione e possibilità concreta per più realtà sportive di trovare spazio.

Anzianità e trofei non possono diventare una rendita

Futuro Nazionale Firenze non intende mettere in discussione la storia né il valore delle società sportive che hanno contribuito alla crescita dello sport fiorentino.

Ma proprio perché parliamo di un bene pubblico, la competizione deve essere reale e i criteri devono essere tali da premiare il miglior progetto per la città, non semplicemente chi può vantare la storia più lunga o il palmarès più ricco.

Altrimenti il rischio è quello di trasformare un parametro legittimo — l’esperienza — in una sorta di rendita di posizione. E questo non sarebbe nell’interesse di Firenze.

Non vogliamo che via Orcagna venga restituita alla città soltanto formalmente.

Vogliamo che venga restituita alla città anche nella sua funzione: come spazio aperto, competitivo, sostenibile e accessibile a tutto il movimento sportivo fiorentino.

Futuro Nazionale: “Vigileremo sul bando”

Per questo chiediamo all’Amministrazione comunale la massima trasparenza sul futuro affidamento: criteri, punteggi, requisiti, garanzie economiche, obblighi gestionali, modalità di accesso agli spazi e condizioni che verranno richieste al futuro concessionario.

Futuro Nazionale Firenze monitorerà l’intero procedimento.

E se emergeranno squilibri, criteri eccessivamente penalizzanti per la concorrenza o meccanismi tali da favorire di fatto la continuità di una gestione rispetto alla qualità di un progetto, lo diremo pubblicamente.

Dopo oltre diciassette anni dalla cessazione della locazione, Firenze ha finalmente l’occasione di voltare pagina.

Non sarebbe accettabile utilizzare un bene tornato alla disponibilità pubblica per perpetuare le stesse logiche del passato. La città ha già aspettato abbastanza.

Adesso servono trasparenza, concorrenza, competenza e soprattutto una gestione capace di dimostrare, numeri alla mano, di poter mantenere l’impianto efficiente e sostenibile nel tempo.

Perché un bene lasciato alla collettività non appartiene a chi ha più storia, più medaglie o più voce. Appartiene ai cittadini. E il primo criterio per scegliere chi dovrà gestirlo deve essere proprio l’interesse dei cittadini.

Fabrizio Manfredini
Responsabile Comunale
Futuro Nazionale Firenze

Andrea Cuscito
Responsabile Provinciale
Futuro Nazionale Firenze