ROMA – Dopo giorni di indagini serrate, gli investigatori sono risaliti all’identità del presunto aggressore. Si tratta di un giovane romano, vicino alla comunità ebraica capitolina, individuato grazie a un incrocio di testimonianze e analisi tecnologiche. Il movente, secondo quanto ricostruito dai magistrati, sarebbe di natura puramente politica e ideologica.
Il fotogramma decisivo e lo scooter bianco
La chiave del fermo risiede nelle immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza della zona. Un fotogramma in particolare ha permesso alla Digos di stringere il cerchio:
- Il veicolo: Uno scooter Honda SH bianco, immortalato mentre si allontanava rapidamente dal luogo dell’agguato.
- Il dettaglio: Un casco integrale scuro con segni particolari che ha reso il sospettato riconoscibile agli occhi degli inquirenti.
Dall’analisi dei video, la polizia è riuscita a mappare gli spostamenti del ventunenne, confermando la sua presenza a Parco Schuster nei momenti esatti dell’aggressione.
La dinamica: “Braccio teso e pistola puntata”
La ricostruzione fornita dalle vittime è stata fondamentale. Rossana Gabrieli, psicologa di Aprilia e militante di Sinistra Italiana, aveva descritto una scena gelida: il giovane in scooter si sarebbe fermato a pochi metri da loro, avrebbe teso il braccio puntando una pistola ad aria compressa e avrebbe aperto il fuoco deliberatamente.
Secondo indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera, il giovane avrebbe dichiarato agli inquirenti di far parte della “Brigata Ebraica”. Un dettaglio che, unito ai fazzoletti dell’Anpi portati al collo dalle vittime, delinea un movente legato alle forti tensioni politiche che hanno caratterizzato le piazze del 25 aprile quest’anno.
Il profilo giudiziario
| Capo d’imputazione | Motivazione |
|---|---|
| Tentato Omicidio | Per la dinamica e la volontà di colpire organi vitali, nonostante l’arma fosse ad aria compressa. |
| Detenzione di armi | Possesso e porto di strumento atto a offendere in luogo pubblico. |
| Aggravante Politica | Il bersaglio sarebbe stato scelto in base all’appartenenza all’Anpi. |
Le contestazioni dei PM
Nonostante l’arma utilizzata sia una pistola ad aria compressa, la Procura ha deciso di procedere per tentato omicidio. La scelta è dettata dalla modalità dell’attacco: la distanza ravvicinata e il puntamento mirato verso persone disarmate e identificate come “avversari politici”.
Le vittime, che al momento dell’aggressione stavano partecipando alla festa della Liberazione, hanno espresso sollievo per la rapidità delle indagini. Resta però l’inquietudine per un episodio che segna un inasprimento del clima di scontro nella Capitale, dove i simboli della memoria partigiana sono diventati, in questo caso, il bersaglio di una violenza premeditata.
