MILANO – Il cuore dell’indagine è un giovane italiano di 19 anni, residente a Pavia, ora agli arresti domiciliari. Secondo gli investigatori della Digos, il ragazzo era il promotore e l’amministratore capo di una chat di gruppo denominata “Terza Posizione”, un nome che evoca l’organizzazione eversiva di estrema destra attiva in Italia negli anni Settanta.
Perquisizioni in tutta Italia: coinvolti molti minori
L’operazione non si è limitata all’arresto del leader. Le forze dell’ordine hanno eseguito 15 perquisizioni in diverse regioni italiane, rivelando un dato allarmante: 9 dei soggetti controllati sono minorenni. Questo conferma una tendenza crescente che vede giovanissimi avvicinarsi a ideologie radicali attraverso piattaforme di messaggistica criptate, spesso sfuggendo al controllo delle famiglie.
I contenuti della chat: tra Shoah e “White Jihad”
La comunità virtuale, composta da circa cento utenti, era un contenitore di odio senza filtri. Tra i materiali sequestrati e i messaggi analizzati dagli inquirenti figurano:
- Negazionismo: Contenuti volti a minimizzare o negare la Shoah.
- Apologia del genocidio: Messaggi di incitamento allo sterminio del popolo ebraico.
- Esaltazione delle stragi: Celebrazione di “lupi solitari” suprematisti come Brenton Tarrant (strage di Christchurch) e Stephan Balliet (attentato di Halle).
Particolare preoccupazione ha destato il concetto di “White Jihad”: una torbida fusione ideologica che mescola l’estremismo di destra radicale con i metodi comunicativi e simbolici del terrorismo jihadista, trovando un punto d’incontro comune nell’antisemitismo violento.
La risposta dello Stato
L’inchiesta, supportata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, evidenzia la massima attenzione delle autorità verso il monitoraggio del web. Gli inquirenti sottolineano come questi spazi virtuali non siano solo luoghi di discussione, ma potenziali incubatori di radicalizzazione in grado di spingere individui fragili verso azioni violente nella realtà.
Le perquisizioni hanno permesso di sequestrare materiale informatico e simboli d’area che verranno ora analizzati per verificare se il gruppo stesse pianificando azioni dirette o se esistessero collegamenti con formazioni estremiste internazionali. La “Terza Posizione” digitale è stata chiusa, ma l’allarme per la diffusione di ideologie suprematiste tra i nativi digitali resta altissimo.
