Sono oltre 3.100 le manifestazioni “No Kings” in programma oggi, sabato 28 marzo, tra Stati Uniti ed Europa, con l’Italia protagonista di una mobilitazione che si preannuncia imponente. A Roma è atteso un corteo che coinvolge più di 700 realtà tra associazioni, sindacati e movimenti, dall’Anpi a Emergency, da Amnesty alla Rete Italiana per la Pace e il Disarmo, fino ad Arci, Cgil e Fiom, insieme a collettivi studenteschi e gruppi pro Palestina. Gli organizzatori parlano di una partecipazione record, in una giornata che potrebbe segnare una delle più grandi mobilitazioni della storia recente.
La protesta “No Kings” nasce negli Stati Uniti come risposta politica e civile al secondo mandato del presidente Donald Trump, accusato dai promotori di rappresentare una deriva autoritaria del sistema democratico. Lo slogan “America, we have No Kings” sintetizza una visione chiara: il potere appartiene ai cittadini e non deve concentrarsi nelle mani di leader percepiti come monarchi moderni o nelle élite economiche.
La giornata del 28 marzo è stata ribattezzata “National Day of Nonviolent Action” e raccoglie un insieme di rivendicazioni che spaziano dalla difesa della democrazia alle proteste contro l’Ice, fino all’opposizione ai conflitti internazionali, come la guerra in Iran. Il movimento si è sviluppato in più fasi nel corso dell’ultimo anno, con grandi mobilitazioni già registrate il 14 giugno 2025 e il 18 ottobre 2025. In entrambe le occasioni si è parlato di numeri straordinari, con milioni di persone scese in piazza in tutto il Paese.
Oggi la protesta assume una dimensione globale. In Europa, città come Londra, Parigi, Madrid e Roma ospitano eventi, cortei e iniziative ispirate allo stesso messaggio. In alcuni contesti lo slogan si adatta, trasformandosi in “No Tyrants” o “No Dictators”, ma resta centrale il rifiuto di ogni forma di autoritarismo e concentrazione del potere.
L’onda lunga di “No Kings” evidenzia un clima di crescente tensione politica e sociale, in cui la partecipazione collettiva diventa uno strumento di pressione e visibilità. La giornata del 28 marzo rappresenta così un banco di prova per misurare la forza di un movimento che punta a ridefinire il rapporto tra cittadini e istituzioni, in un contesto internazionale sempre più complesso.
