di Umberto Zollo
Quattro persone sono finite al centro di un’inchiesta su un taglio boschivo illecito all’interno di un Parco regionale alle porte di Torino, dove gli accertamenti dei Carabinieri Forestali hanno ricostruito un intervento andato ben oltre i limiti autorizzati. Al centro della vicenda ci sono il legale rappresentante di una ditta boschiva appaltatrice, due operai impiegati nel cantiere e un dipendente pubblico.
Secondo quanto emerso dagli approfondimenti investigativi, i lavori erano stati affidati tramite bando pubblico e presentati come un intervento di sostituzione di specie in un Sito di Importanza Comunitaria. L’operazione, però, si sarebbe trasformata in un disboscamento di vaste proporzioni, esteso su una superficie complessiva paragonata a circa 37 campi da calcio regolamentari.

A fronte di un’autorizzazione che riguardava il taglio raso di 26,36 ettari di quercia rossa, sarebbero stati eseguiti interventi abusivi su altri 7,5 ettari non assegnati. Da queste aree sarebbero state asportate oltre 4.000 tonnellate di legname, con un profitto ritenuto ingiusto stimato in più di 350mila euro. Una parte consistente del materiale, ridotta in cippato direttamente sul posto, sarebbe poi stata immessa sul mercato e destinata a impianti a biomassa.

Uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta riguarda la documentazione che avrebbe accompagnato le operazioni. Gli investigatori contestano infatti una serie di falsificazioni contabili e amministrative che avrebbero consentito di presentare come regolare la provenienza del legname e di coprire gli sconfinamenti rispetto all’area affidata. Tra gli elementi ricostruiti figura anche la formale designazione di un responsabile di cantiere che, sempre secondo gli accertamenti, non avrebbe mai svolto concretamente attività di supervisione sul posto.

Ulteriori irregolarità riguarderebbero la fase progettuale e quella conclusiva dei lavori, con indicazioni ritenute non veritiere alle autorità competenti e attestazioni di regolare esecuzione che avrebbero permesso di chiudere l’appalto e sbloccare la polizza fideiussoria. Un quadro che, oltre al possibile rilievo penale, riporta l’attenzione sul tema della tutela delle aree protette, dei controlli sugli appalti ambientali e della tracciabilità del legname destinato alla filiera energetica.
