Invernizzi (FDI): «Riformare la giustizia non è reato, votare “Si” è un’occasione di riequilibrio e di recupero di fiducia del sistema giudiziario»

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«Riformare la giustizia non è un reato. La modifica sostanziale prevede una magistratura ma con due carriere distinte, giudici e pm.  L’aspirante magistrato sceglierà dall’inizio se ambire al ruolo di requirente o a quello di giudicante. Scegliere di votare “Si” non rappresenta un attacco alla funzione giudiziaria, ma un’occasione di riequilibrio e di recupero di fiducia». Lo afferma Rocco Invernizzi, capogruppo regionale di FdI che ha promosso un incontro sul referendum insieme al circolo cittadino ad Alassio. Un incontro che ha visto la partecipazione del sindaco Marco Melgrati, dell’onorevole Matteo Rosso e della Senatrice Paola Ambrogio. I relatori Gianfranco Crocco, già questore aggiunto, Franca Giannotta, assessore di Alassio e consigliere provinciale, Alberto Landolfi, già magistrato, il senatore Gianni Berrino e l’avvocato Igor Colombo moderatore dell’incontro. Il cuore giuridico dell’incontro è stata l’illustrazione con chiarezza dell’impianto della riforma e il suo legame con l’evoluzione del processo penale italiano. «La separazione delle carriere è la regola in tutto il mondo democratico: l’Italia è un’eccezione.  Tutti – hanno affermato i relatori – devono sapere, e vedere, che chi lo giudica non ha nulla a che vedere con chi lo accusa. L’imparzialità non può essere affidata solo all’etica del singolo magistrato: deve essere l’ordinamento a costruire questa garanzia. “Lo sdoppiamento del Csm e l’Alta Corte disciplinare servono a superare un sistema divenuto opaco, segnato dal peso delle correnti e da un assetto che non assicura più sufficiente credibilità agli occhi dei cittadini. Il vero problema non è la separazione delle carriere in sé, ma ciò che essa porta con sé: il superamento di un sistema che negli anni ha mostrato limiti evidenti, soprattutto sul versante delle correnti e della credibilità dell’autogoverno».