Il prezzo del carburante raddoppia e le compagnie del Golfo dimezzano l’operatività. Esperti divisi: “L’incertezza regna sovrana”. Già applicati rincari fino a 100 euro per i voli a lungo raggio.
ROMA – Organizzare le vacanze estive 2026 somiglia sempre più a una scommessa finanziaria. L’instabilità in Medio Oriente ha fatto schizzare il costo del jet fuel, costringendo i vettori a rispolverare il temuto fuel surcharge, il supplemento carburante. “Nessuno ha una risposta certa”, spiega al Messaggero il professor Andrea Giuricin, economista dei trasporti. “Il fattore determinante è la durata della guerra: se la crisi dovesse protrarsi per mesi, l’impatto sarà insostenibile senza riflessi pesanti sui prezzi”.
Petrolio e raffinazione: la morsa dei costi
Non è solo il greggio a preoccupare. Ad aggravare la situazione c’è il cosiddetto crack spread, ovvero l’incremento del costo di raffinazione per trasformare il petrolio in cherosene. Poiché il carburante incide per circa il 40% sui costi totali di una compagnia, il raddoppio di questa voce è un colpo durissimo.
Nonostante molte compagnie utilizzino l’hedging (una sorta di assicurazione per bloccare il prezzo del petrolio in anticipo), questa pratica non copre i costi di raffinazione né le fluttuazioni estreme causate da un conflitto improvviso.
Compagnie del Golfo a mezzo servizio
I dati di Flightradar confermano un quadro critico: giganti come Emirates, Qatar Airways ed Etihad hanno ridotto l’operatività al 50-60%. Questo ha creato un “collo di bottiglia” per chi rientra dall’Oriente. Migliaia di turisti sono bloccati tra Maldive, Vietnam e Sri Lanka, costretti a cercare voli alternativi su vettori che, vista l’altissima richiesta e i pochi posti, hanno alzato le tariffe in modo esponenziale.
Chi ha già aumentato i prezzi?
Diverse compagnie hanno già ritoccato i listini per compensare i costi:
- Air France-KLM: +50 euro per i voli a lungo raggio in economy.
- Lungo raggio generale: Aumenti medi tra i 40 e i 100 euro a tratta.
- Vettori asiatici e oceanici: Thai, Cathay, Air India e Qantas hanno già attivato i supplementi.
Il “rifugio” in Occidente alza le tariffe
Il conflitto non colpisce solo le rotte verso l’Asia. Molti viaggiatori, per sicurezza, stanno dirottando le proprie vacanze verso l’Europa o gli Stati Uniti. Questa ondata di prenotazioni verso le rotte transatlantiche sta provocando un aumento dei prezzi anche su queste tratte, per la legge della domanda e dell’offerta.
Crisi Voli 2026: L’impatto in numeri
| Dato | Valore Stimato |
| Aumento medio biglietti | +30% |
| Voli cancellati nel Golfo | Circa 50.000 |
| Passeggeri coinvolti | 7 milioni |
| Perdite turismo mondiale | 600 milioni $ al giorno |
| Incidenza carburante su costi volo | 40% |
Il dilemma del viaggiatore: comprare o aspettare?
Se la guerra dovesse terminare in tempi brevi, i prezzi potrebbero stabilizzarsi. Ma se il conflitto dovesse durare 3-4 mesi, il rincaro del 30% diventerà la norma. Al momento, la strategia più prudente per molti sembra essere quella di bloccare le tariffe attuali prima che i nuovi supplementi vengano applicati a tappeto anche sulle tratte domestiche ed europee.
