Il bambino protesta dopo l’allontanamento della donna dalla struttura di Vasto, disposto dal Tribunale per i Minori dell’Aquila. La famiglia era stata segnalata dopo un’intossicazione alimentare lo scorso novembre.
VASTO (CH) – Il caso della famiglia Birmingham-Claudio, che per anni ha vissuto in isolamento nei boschi scegliendo uno stile di vita lontano dalla civiltà moderna, sta precipitando in una crisi umanitaria e affettiva. Secondo quanto appreso da fonti vicine alla famiglia, uno dei tre bambini ospitati nella struttura protetta di Vasto ha smesso di alimentarsi da giovedì mattina. Il piccolo avrebbe dichiarato chiaramente il suo intento: non toccherà cibo finché non potrà riabbracciare sua madre, Catherine Birmingham.
L’allontanamento forzato
La tensione è salita alle stelle venerdì scorso, quando un’ordinanza del Tribunale dei Minori dell’Aquila ha disposto l’allontanamento della donna dalla struttura dove risiedeva insieme ai figli dal 20 novembre. Catherine Birmingham e il compagno avevano già subito la sospensione della responsabilità genitoriale a seguito di un provvedimento dello scorso autunno, nato da un episodio di intossicazione alimentare che aveva reso necessario il ricovero dei bambini.
Proprio in quell’occasione, il personale ospedaliero, riscontrando le condizioni di vita della famiglia e il rifiuto di alcune pratiche mediche e sociali convenzionali, aveva inoltrato la segnalazione ai servizi sociali, dando il via all’iter giudiziario.
Uno stile di vita sotto accusa
La “famiglia del bosco” era diventata un caso mediatico nazionale per la scelta radicale dei genitori di vivere in totale simbiosi con la natura, rifiutando la scolarizzazione tradizionale e i comfort della vita urbana. Se per i genitori si trattava di una scelta di libertà e “ritorno alle origini”, per i magistrati minorili si è configurata una situazione di potenziale pregiudizio per la salute e lo sviluppo dei figli.
Tuttavia, il gesto del bambino — un vero e proprio “sciopero della fame” infantile — evidenzia il trauma profondo del distacco traumatico dalle figure di riferimento, sollevando dubbi sull’efficacia delle attuali modalità di inserimento in comunità.
Il monitoraggio della struttura
Attualmente, i medici e gli operatori della struttura di Vasto stanno monitorando costantemente le condizioni di salute del piccolo. La situazione è estremamente delicata: da un lato c’è l’obbligo di far rispettare le decisioni del Tribunale finalizzate (nella visione dei giudici) alla protezione dei minori, dall’altro l’evidente sofferenza psicofisica di un bambino che usa il proprio corpo come unico strumento di negoziazione.
La magistratura minorile dovrà ora valutare se riconsiderare le modalità di visita o di permanenza della madre per evitare che la salute del bambino si deteriori ulteriormente, in un delicatissimo equilibrio tra tutela legale e benessere emotivo.
