Sarebbe una strage di bambine a Minab: avrebbero colpito una scuola elementare femminile. Secondo Teheran 150 le vittime, si scava tra le macerie

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L’edificio sorgeva accanto a una base militare nel sud dell’Iran. Teheran punta il dito contro USA e Israele. Washington: “Verifiche in corso sulle segnalazioni di civili colpiti”. Il bilancio dei morti è destinato a salire.

MINAB (IRAN) – Un’alba di sangue e terrore ha sconvolto la città di Minab, nel sud dell’Iran. Erano le prime luci di lunedì 2 febbraio quando un bombardamento aereo ha centrato in pieno una scuola elementare femminile, trasformando un luogo di istruzione in un cimitero di macerie e lamiere. Il bilancio attuale è spaventoso: le autorità locali parlano di almeno 150 vittime e oltre 90 feriti, ma le cifre sono purtroppo destinate a crescere drasticamente nelle prossime ore.

La dinamica: il “vicino” scomodo

La scuola colpita sorgeva a pochissimi metri di distanza da una base militare strategica. Sebbene le autorità iraniane avessero dichiarato l’edificio scolastico ufficialmente separato dalla struttura militare sin dal 2016, la vicinanza geografica si è rivelata fatale. Il raid ha colpito con una precisione chirurgica che non ha lasciato scampo alle giovani alunne e al personale docente che si trovavano all’interno.

Teheran accusa: “Atto terroristico di USA e Israele”

La reazione del governo iraniano è stata immediata e cariche di fiele. Il ministero degli Esteri di Teheran ha puntato direttamente il dito contro l’asse composto da Stati Uniti e Israele, definendo il bombardamento un atto deliberato contro la popolazione civile. “Hanno colpito delle bambine per piegare la volontà della nazione”, hanno dichiarato fonti governative, promettendo una risposta durissima.

Da Washington, la replica è improntata alla cautela. Fonti del Dipartimento di Stato hanno fatto sapere che le segnalazioni riguardanti il coinvolgimento di civili sono “al vaglio degli analisti” e che, al momento, non vi è una conferma ufficiale sulla paternità del raid, pur confermando l’attività militare nell’area contro obiettivi strategici.

Soccorsi disperati: si scava a mani nude

Sul luogo del disastro, la scena è apocalittica. Squadre di soccorritori, volontari e residenti stanno scavando senza sosta, spesso a mani nude, tra i blocchi di cemento e le lamiere contorte. Ogni tanto il silenzio viene imposto dai capi squadra per tentare di udire lamenti o richieste d’aiuto provenienti dal sottosuolo.

I feriti, molti dei quali in condizioni critiche con gravi ustioni e traumi da schiacciamento, sono stati trasportati negli ospedali della regione, che sono già al collasso e lamentano la carenza di forniture mediche d’emergenza.