L’Inghilterra schederà i bambini con l’IA per conoscere i futuri delinquenti

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L’idea alla base del progetto non è la punizione, ma l’intervento precoce. Una fonte governativa ha spiegato al quotidiano britannico che il sistema giudiziario continua a ricevere “gli stessi profili criminali”, ma interviene quando il reato è già stato commesso.

L’obiettivo dell’IA sarà identificare i segnali di allarme prima che la situazione degeneri, permettendo allo Stato di attivare programmi di sostegno e prevenzione. “Non si tratta di criminalizzare, ma di comprendere meglio gli allarmi”, sottolinea la fonte.

Il “Grande Fratello” dei dati pubblici

Il cuore del progetto risiede nella capacità dell’intelligenza artificiale di analizzare e incrociare una mole immensa di informazioni provenienti da diversi dipartimenti:

  • Servizio sanitario (NHS): dati clinici e anamnesi.
  • Servizi sociali: situazioni familiari complesse o casi di affidamento.
  • Ministero dell’Educazione: assenze ingiustificate, provvedimenti disciplinari ed espulsioni scolastiche.
  • Polizia e Ministero del Lavoro: precedenti nel nucleo familiare e situazione economica.

La predizione fin dalla nascita

L’aspetto più discusso riguarda la precocità della diagnosi sociale. Alcune ricerche accademiche citate dal progetto suggeriscono che la tendenza alla criminalità possa essere rintracciata persino nei dati sanitari raccolti sui neonati. Sebbene non sia ancora confermato se il programma analizzerà i primi giorni di vita, l’intenzione di agire sui minori è dichiarata.


Chi sono i soggetti “a rischio”?

I dati statistici attualmente in possesso di Londra evidenziano alcune categorie particolarmente vulnerabili:

  1. Minori in affido: Il 33% di chi ha vissuto esperienze di affidamento finisce per avere problemi con la legge, contro il 4% della media nazionale.
  2. Esclusione scolastica: I giovani allontanati dal sistema educativo mostrano tassi di criminalità più alti.
  3. Disagio mentale e minoranze: Problemi psichici non curati e l’appartenenza a minoranze etniche (spesso legate a contesti di marginalità) sono fattori che l’algoritmo terrà in considerazione.

Il nodo etico: il rischio di “ghettizzazione”

Il rischio che l’intelligenza artificiale possa alimentare pregiudizi o creare “profezie che si autoavverano” è altissimo. Se un algoritmo etichetta un bambino come “potenziale criminale” basandosi sulla sua etnia o sul quartiere di residenza, il sistema rischia di ghettizzare ulteriormente i soggetti fragili invece di aiutarli.

Per evitare questo scenario, il Governo ha annunciato l’istituzione di standard etici rigorosi. L’IA dovrà essere programmata per identificare i bisogni di supporto, non per creare liste di proscrizione. La sfida sarà garantire che questi “bollini” digitali non accompagnino i minori come una lettera scarlatta, influenzando negativamente il loro percorso scolastico e lavorativo.