“Voglio cenare subito”: nega l’apertura della cucina e il cliente spunta con un revolver

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Un diverbio per l’orario della cena ha rischiato di trasformarsi in tragedia a Biella. Un uomo di 67 anni, spazientito dal rifiuto di un cameriere di servirlo prima dell’apertura ufficiale della cucina, ha estratto una pistola seminando il panico tra i presenti. L’episodio, che ha richiesto l’intervento immediato dei Carabinieri, si è concluso con una denuncia a piede libero.

La dinamica: follia per un’attesa di troppo

Secondo le ricostruzioni fornite dai militari del nucleo radiomobile, l’uomo si sarebbe presentato nel locale pretendendo di essere servito fuori orario. Di fronte alla spiegazione del cameriere sulla momentanea inagibilità della cucina, la reazione è stata spropositata:

  • L’arma: Il cliente ha estratto dalla tasca quello che appariva in tutto e per tutto come un revolver.
  • La colluttazione: In un gesto di estremo coraggio, il cameriere ha tentato di disarmare l’uomo e bloccarlo.
  • La fuga: Il 67enne è riuscito a divincolarsi e ad abbandonare precipitosamente il ristorante prima dell’arrivo delle pattuglie.

Le indagini e il ritrovamento

Mentre un secondo dipendente lanciava l’allarme al 112, i Carabinieri hanno avviato le indagini lampo. Grazie alle testimonianze oculari e all’analisi accurata dei filmati della videosorveglianza, le forze dell’ordine sono risalite in breve tempo all’identità dell’aggressore, un uomo già noto agli archivi giudiziari.

La perquisizione domiciliare effettuata nell’abitazione del sospettato ha confermato i sospetti, portando al rinvenimento dell’arma utilizzata:

Si trattava in realtà di una pistola scacciacani, ma con un dettaglio inquietante: il tappo rosso (obbligatorio per legge per distinguere i giocattoli dalle armi vere) era stato parzialmente camuffato con della vernice nera. Un espediente studiato per rendere l’oggetto indistinguibile da un’arma da fuoco reale e aumentare il potere intimidatorio.

I provvedimenti legali

L’arma è stata sequestrata e l’uomo è stato deferito all’Autorità Giudiziaria. Le accuse a suo carico sono pesanti:

  1. Porto di armi o oggetti atti ad offendere: a causa della modifica della scacciacani e del porto fuori dall’abitazione senza giustificato motivo.
  2. Procurato allarme: per aver scatenato il panico collettivo e mobilitato inutilmente i soccorsi in una situazione di finto pericolo mortale.

L’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza nei luoghi pubblici e sulla pericolosità delle armi “giocattolo” modificate, capaci di generare traumi psicologici profondi nelle vittime.