Maxi sequestro a Reggio Calabria: sigilli a 1,3 milioni di euro riconducibili a due residenti

L’operazione, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha colpito conti correnti, immobili e quote societarie. Al centro dell’indagine la sproporzione tra i redditi dichiarati e lo stile di vita dei due indagati.

Nuova stretta sui patrimoni sospetti nell’area dello Stretto. Gli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, a seguito di meticolose indagini patrimoniali, hanno messo i sigilli a un tesoretto del valore di 1,3 milioni di euro. I destinatari della misura sono due cittadini reggini la cui posizione fiscale è finita sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti per una evidente anomalia finanziaria.


Le indagini: il metodo della “sproporzione”

L’inchiesta ha preso le mosse da un’analisi comparativa tra le capacità reddituali ufficiali dei due soggetti e l’effettiva consistenza dei loro beni.

  • Redditi esigui: Entrambi dichiaravano al fisco entrate minime, spesso vicine alla soglia di povertà o comunque insufficienti a giustificare ingenti investimenti.
  • Investimenti di lusso: Nonostante i bassi redditi, gli indagati disponevano di disponibilità liquide e proprietà immobiliari di pregio.
  • Il sequestro: Su richiesta della Procura diretta da Giuseppe Borrelli, il Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione ha ordinato il blocco di beni mobili e immobili per l’intero valore della sproporzione rilevata.

Cosa è stato sequestrato

Il “tesoretto” di 1,3 milioni di euro non era composto solo da denaro contante, ma da un pacchetto di beni diversificato per occultare l’origine dei fondi:

  1. Disponibilità finanziarie: Saldi attivi su conti correnti, polizze vita e titoli di stato.
  2. Patrimonio immobiliare: Appartamenti e terreni situati in zone strategiche della città.
  3. Quote societarie: Partecipazioni in imprese operanti nel terziario, ritenute dagli inquirenti strumenti per il riciclaggio o l’impiego di capitali di dubbia provenienza.

Il protocollo per la legalità

L’operazione arriva a pochi mesi dalla sigla del nuovo Protocollo d’intesa presso la Prefettura di Reggio Calabria, volto a velocizzare la gestione e la valorizzazione dei beni sottratti alla criminalità. L’obiettivo è duplice: punire chi si arricchisce illegalmente e restituire quanto prima queste risorse alla collettività attraverso fini sociali o istituzionali.

Al momento, i due reggini dovranno dimostrare la legittima provenienza dei beni sequestrati; in caso contrario, il sequestro si trasformerà in confisca definitiva, passando definitivamente nelle mani dello Stato.