Sentenza “preconfezionata” prima del verdetto: scoppia il caso al Tribunale

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L’avvocato della difesa scorge i fogli sul banco dei giudici: «Responsabilità già dichiarata e attendibilità della vittima già sancita». Presentata istanza di ricusazione, magistrati si astengono.

La scena sembra uscita da un legal thriller, ma è cronaca giudiziaria purissima. Durante l’udienza di stamattina presso la sesta sezione penale, l’avvocato Paolo Cassamagnaghi, componente del collegio difensivo dell’imputato, ha notato alcuni fogli sospetti sul fascicolo dei magistrati. Avvicinandosi, la scoperta: una sentenza di condanna redatta in ogni sua parte, che dichiarava la colpevolezza dell’uomo e motivava l’attendibilità della persona offesa. Il tutto prima che venisse ascoltato l’ultimo consulente tecnico della difesa.


La scoperta del “verdetto anticipato”

Secondo quanto raccontato dall’avvocato Cassamagnaghi, le carte contenevano circa dodici pagine di motivazioni già pronte. L’unica riga lasciata in bianco era quella relativa alla quantificazione della pena.

  • La violazione del principio di imparzialità: La difesa sostiene che la presenza di tale documento dimostri un pregiudizio insuperabile. Il processo sarebbe stato, nei fatti, una formalità priva di reale confronto.
  • La richiesta negata: In aula, la difesa ha chiesto formalmente di poter leggere ad alta voce quei fogli per cristallizzare l’accaduto, ma il collegio ha opposto un netto rifiuto.

Ricusazione e Astensione: cosa succede ora

Immediata è scattata la reazione legale. Gli avvocati Paolo Cassamagnaghi e Roberta Ligotti hanno depositato un’istanza di ricusazione nei confronti dei tre giudici del collegio presso la Corte d’Appello.

  1. L’astensione dei giudici: Dopo un breve confronto, i magistrati hanno dichiarato di astenersi dal proseguire il giudizio, riconoscendo la delicatezza della situazione.
  2. Il ruolo di Fabio Roia: Ora la palla passa al Presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, che dovrà pronunciarsi sull’astensione e valutare l’operato dei colleghi.
  3. La Camera Penale: I difensori hanno già informato il segretario della Camera Penale di Milano, sollevando una questione che scuote le fondamenta del diritto alla difesa.

Un’ombra sul giusto processo

Se confermato, il caso della sentenza “pre-scritta” rappresenterebbe una gravissima violazione dell’Articolo 111 della Costituzione, che garantisce il giusto processo davanti a un giudice terzo e imparziale.

L’imputato, un uomo accusato di violenza sessuale su un minore, si trova ora in un limbo giuridico: il processo dovrà probabilmente ripartire da zero davanti a un nuovo collegio, mentre l’intera vicenda accende un faro sulle prassi burocratiche che rischiano di soffocare la dialettica processuale.