Eseguite numerose misure cautelari tra il capoluogo e la provincia. Le accuse spaziano dall’associazione mafiosa all’estorsione e al traffico di armi. Schierati centinaia di militari e unità cinofile.
Un dispositivo imponente, supportato dai reparti speciali e dai Cacciatori di Calabria, ha setacciato diverse aree sensibili della città e dei centri della provincia. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), rappresenta l’esito di una lunga e complessa attività d’indagine che ha permesso di ricostruire gli organigrammi e gli affari illeciti di alcuni dei clan più radicati del territorio.
Gli obiettivi del blitz
L’indagine ha messo nel mirino una rete capillare capace di condizionare l’economia locale e la vita dei cittadini. Gli investigatori si sono concentrati su diversi filoni:
- Controllo del territorio: Ricostruite le pressioni estorsive ai danni di commercianti e imprenditori locali, costretti a pagare il “pizzo” per poter lavorare.
- Traffico di stupefacenti: Individuati i canali di approvvigionamento e le piazze di spaccio gestite dai sodalizi criminali.
- Infiltrazioni negli appalti: L’ombra della ‘ndrangheta sui lavori pubblici e sui servizi essenziali, un meccanismo volto a drenare risorse pubbliche.
Un dispiegamento di forze senza precedenti
Per garantire la riuscita del blitz, il Comando Provinciale ha messo in campo oltre 200 militari, con il supporto di elicotteri che hanno sorvolato le zone interessate fin dalle tre del mattino. Sono state eseguite decine di perquisizioni domiciliari alla ricerca di armi, droga e libri contabili della criminalità.
Dalle indagini: “L’operazione odierna dimostra ancora una volta che lo Stato non arretra di un millimetro. Abbiamo colpito non solo la manovalanza, ma anche le teste pensanti che gestivano i flussi finanziari illeciti”.
Verso la conferenza stampa
Maggiori dettagli sull’operazione, inclusi i nomi delle persone coinvolte e il nome in codice dell’inchiesta, verranno resi noti nelle prossime ore durante una conferenza stampa indetta presso il Comando Provinciale dei Carabinieri. La Procura ha già sottolineato l’importanza del materiale probatorio raccolto, definito “solido e schiacciante”.
