Madri britanniche in tribunale contro TikTok: «Il dolore per i nostri figli non si ferma»

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Dopo la morte di cinque minorenni nel Regno Unito, le famiglie portano ByteDance in tribunale nel Delaware. La denuncia: «Algoritmi pericolosi e mancanza di tutela».

La battaglia per la sicurezza online si sposta dal Regno Unito alle aule di tribunale americane. Ellen Roome, 49 anni, originaria del Gloucestershire, è volata negli Stati Uniti per assistere all’udienza della causa intentata dal Social Media Victims Law Centre contro TikTok e la sua società madre, ByteDance.


La storia di Jools: un vuoto incolmabile

La missione di Ellen è iniziata nel 2022, quando suo figlio Jools Sweeney, di soli 14 anni, è stato trovato senza vita nella loro casa di Cheltenham. Da allora, la donna non ha mai smesso di lottare per capire quanto i contenuti proposti dall’algoritmo della piattaforma abbiano influenzato le azioni del figlio.

“Essere in quell’aula è stato profondamente doloroso”, ha dichiarato la donna al termine dell’udienza. “Sentire i dettagli legali mentre il pensiero va costantemente a Jools e a ciò che abbiamo perso è una prova estenuante”.

Le accuse dei genitori: algoritmi e dipendenza

Il cuore della causa legale, che coinvolge i genitori di cinque bambini britannici morti in circostanze correlate all’uso del social, punta il dito contro il design stesso dell’applicazione:

  • Contenuti dannosi: L’accusa sostiene che TikTok proponga video pericolosi a utenti vulnerabili attraverso il suo feed “Per Te”.
  • Design che crea dipendenza: I genitori affermano che la piattaforma sia progettata per trattenere i minori online il più a lungo possibile, esponendoli a rischi per la salute mentale.
  • Mancanza di controlli: La causa evidenzia l’inefficacia dei sistemi di verifica dell’età e dei filtri di protezione.

La risposta di TikTok

Dall’altra parte, TikTok e ByteDance hanno sempre difeso il proprio operato, sottolineando gli investimenti miliardari in sicurezza e gli strumenti di controllo parentale introdotti negli ultimi anni. La difesa in tribunale si concentra spesso sulla sezione 230 del Communications Decency Act, una legge americana che protegge le piattaforme dalla responsabilità per i contenuti pubblicati dagli utenti.


Verso una nuova regolamentazione

Il caso di Ellen Roome e degli altri genitori britannici è seguito con estrema attenzione a livello internazionale. Una vittoria dei ricorrenti negli Stati Uniti potrebbe creare un precedente legale senza precedenti, costringendo le Big Tech a una revisione radicale dei propri algoritmi di raccomandazione.

Per Ellen, la battaglia non riguarda solo il risarcimento, ma la prevenzione: “Voglio assicurarmi che nessun altro genitore debba mai affrontare quello che sto vivendo io”.