L’allarme lanciato dal Siap Liguria non è soltanto una nota sindacale, ma il ritratto di una sofferenza strutturale che colpisce il cuore della sicurezza nel Ponente ligure. Il segretario nazionale Roberto Traverso è stato categorico: il piano di rafforzamento degli organici della Polizia di Stato, così come concepito a livello centrale, è un’operazione che non convince e, soprattutto, non risolve.
Al centro della contesa c’è una matematica che non torna. Alla Liguria è stata promessa una boccata d’ossigeno di circa 117 nuovi agenti, ma la ripartizione territoriale ha lasciato l’amaro in bocca: a Imperia ne sono stati destinati appena 19. Se a un occhio inesperto questo può sembrare un incremento, per chi vive la strada ogni giorno si tratta di una “partita di giro”. Il sindacato sottolinea come queste nuove entrate siano destinate a essere quasi interamente assorbite dai pensionamenti imminenti e dalle cessazioni dal servizio già avvenute. In sostanza, si corre per restare fermi.
La provincia di Imperia, d’altronde, non è un territorio come gli altri. La sua natura di terra di confine, lo snodo cruciale di Ventimiglia e la gestione dei flussi migratori richiedono una presenza costante e una flessibilità operativa che solo un organico solido può garantire. Senza un reale incremento netto, lo “slancio operativo” — ovvero la capacità di prevenire il crimine anziché limitarsi a rincorrerlo — rimane un miraggio burocratico.
A esasperare gli animi c’è poi l’incognita del tempo: la decorrenza di queste assegnazioni è prevista per la primavera del 2026. Un’attesa di oltre un anno che rischia di logorare ulteriormente un personale già gravato da turni massacranti. Infine, resta il nodo politico: il Siap lamenta la solitudine istituzionale, richiamando la Regione Liguria a un ruolo di mediazione più incisivo presso il Ministero dell’Interno. La sicurezza, conclude il sindacato, non si fa con le proiezioni statistiche, ma con donne e uomini presenti sul territorio, oggi e non tra due anni.
