Mentre Jacques Moretti resta in cella, l’inchiesta si allarga ai vertici municipali. Il sindaco Nicolas Féraud ammette le carenze, ma la città “si blinda” contro i giornalisti.
La “trappola mortale” del 31 dicembre poteva essere evitata. Questo è il grido che si leva dalle famiglie delle vittime e che trova riscontro nelle prime, pesantissime ammissioni istituzionali. La Procura del Canton Vallese ha infatti puntato i riflettori sul Comune di Crans-Montana, dopo che i vertici dell’amministrazione hanno confessato una mancanza totale di controlli antincendio e di vigilanza sulla struttura negli ultimi cinque anni.
Un’indagine che si allarga
Oltre ai coniugi Moretti (Jacques in custodia preventiva e Jessica ai domiciliari), l’attenzione degli inquirenti è ora focalizzata sulle omissioni burocratiche.
- Il vuoto dei controlli: Per un lustro, il locale ha operato senza che nessuno verificasse le uscite di sicurezza (risultate poi bloccate dall’interno) o l’infiammabilità dei materiali.
- Le responsabilità politiche: Il sindaco Nicolas Féraud è finito nel mirino della critica per non aver garantito il rispetto dei protocolli di sicurezza che avrebbero potuto salvare 40 vite.
«A vostro rischio e pericolo»: minacce alla troupe Rai
In questo contesto di tensione, il diritto di cronaca è sotto attacco. L’ultimo episodio riguarda l’inviata del Tg2 Silvia Squizzato, alla quale è stato impedito con la forza di avvicinarsi al sindaco Féraud per un’intervista.
Secondo quanto denunciato dal sindacato Unirai-Figec, la polizia locale ha creato un vero e proprio “muro umano” per proteggere il primo cittadino, mentre alcuni funzionari comunali hanno rivolto parole inequivocabili alla giornalista:
«Se vi avvicinate a lui, sarà a vostro rischio e pericolo».
Escalation di violenza contro gli italiani
Non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi giorni, i cronisti italiani — particolarmente attivi nel denunciare le falle del sistema svizzero — sono stati oggetto di una vera e propria caccia all’uomo:
- Aggressioni fisiche: Alcuni inviati sono stati bagnati con pompe dell’acqua o accerchiati a bordo delle proprie auto.
- Insulti xenofobi: Sono stati segnalati cori e offese contro gli italiani, accusati di “scavare troppo” nel passato del locale e delle complicità locali.
- Intervento diplomatico: La gravità della situazione ha spinto l’Ambasciatore italiano a intervenire ufficialmente presso le autorità elvetiche per chiedere garanzie di sicurezza e rispetto per la libertà di informazione.
Il muro del silenzio
La strategia del Comune sembra chiara: blindare l’istituzione e scoraggiare chiunque cerchi di fare luce sulla “catena di omissioni” che ha trasformato una festa in una carneficina. Tuttavia, la pressione mediatica internazionale e la determinazione della Procura di Sion suggeriscono che il tempo dell’impunità stia per scadere.
