La presidente ad interim Rodríguez vara un decreto d’emergenza: pieni poteri ai militari, controllo del petrolio e frontiere chiuse. La Cina condanna l’attacco: «Sovranità violata».
A quattro giorni dal blitz aereo che ha prelevato Nicolás Maduro dalla sua residenza, il Venezuela si trasforma in una polveriera. Mentre le immagini di Maduro in catene a Brooklyn fanno il giro del mondo, a Caracas la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha risposto con un’ordinanza di emergenza di 90 giorni che autorizza la caccia all’uomo contro chiunque venga sospettato di collaborazionismo con Washington.
Il Decreto di Emergenza: Pieni Poteri alla Polizia
Secondo quanto trapelato dai media locali e riportato dal New York Times, l’ordinanza firmata da Rodríguez introduce misure drastiche per mantenere il controllo del Paese:
- Arresto immediato: L’articolo 5 del documento consente alle forze di polizia (nazionali e municipali) di arrestare chiunque sia sospettato di aver promosso o partecipato, anche solo con il sostegno verbale, all’attacco americano.
- Controllo strategico: Le forze armate hanno ricevuto l’ordine di assumere il controllo temporaneo di tutte le infrastrutture petrolifere e dei servizi pubblici.
- Sospensione dei diritti: Il provvedimento limita la libertà di movimento, il diritto di riunione e autorizza la chiusura delle frontiere.
- Morsa sull’informazione: Lunedì 5 gennaio sono stati già arrestati (e poi rilasciati dopo ispezioni ai cellulari) 14 giornalisti, un segnale chiaro della tolleranza zero verso il dissenso.
La Cina fa scudo: «L’energia è sovranità»
La reazione internazionale più dura è arrivata da Pechino. La Cina, che acquista la quasi totalità del greggio venezuelano, ha invitato gli Stati Uniti a rispettare l’indipendenza del Paese sudamericano.
«La sovranità permanente sulle risorse naturali è un diritto inalienabile», ha dichiarato il ministero degli Esteri cinese, definendo l’operazione “Absolute Resolve” un «pericoloso precedente» che calpesta il diritto internazionale.
Pechino teme che il controllo statunitense sulle riserve di Caracas possa destabilizzare i mercati energetici e colpire direttamente i propri interessi strategici in America Latina.
Trump e il “Bottino” Petrolifero
Nonostante le critiche di Russia, Cina e Onu, Donald Trump ha rilanciato. Il presidente USA ha chiarito che gli Stati Uniti non intendono solo “gestire la transizione”, ma puntano a un controllo diretto delle riserve:
- Ristrutturazione: Trump ha promesso l’intervento delle grandi compagnie petrolifere americane per riparare le infrastrutture danneggiate.
- Risorse: La Casa Bianca esige l’accesso a 50 milioni di barili di petrolio, una mossa che Caracas ha già bollato come “saccheggio imperialista”.
