Giustizia nel caos: il Tribunale di Roma “boccia” il software ministeriale. «Non funziona»

Condividi

Il Presidente Lorenzo Pontecorvo firma un decreto senza precedenti che certifica le gravi criticità di “App”. Dopo due anni di disservizi, arriva il riconoscimento ufficiale del fallimento tecnico della piattaforma per la condivisione dei documenti.

La digitalizzazione della giustizia italiana sbatte contro il muro della realtà tecnica. Con un decreto firmato il 22 dicembre scorso, il Presidente del Tribunale di Roma, Lorenzo Pontecorvo, ha messo nero su bianco quello che avvocati, magistrati e cancellieri denunciano da tempo: “App”, il software di punta del Ministero della Giustizia per la condivisione dei documenti processuali, è afflitto da malfunzionamenti cronici e gravi.


La Certificazione del Fallimento

Il provvedimento del Tribunale di Roma non è una semplice lamentela, ma un atto formale che attesta l’inidoneità operativa della piattaforma a due anni esatti dalla sua introduzione. Il decreto evidenzia come le criticità non siano episodiche, ma strutturali, rendendo spesso impossibile la normale attività giudiziaria nelle Procure e nei Tribunali.

Le principali problematiche riscontrate includono:

  • Difficoltà di caricamento: Documenti e atti che rimangono “sospesi” o vengono rigettati dal sistema senza motivazione.
  • Errori di sincronizzazione: Mancata corrispondenza tra i file depositati e quelli effettivamente visibili ai magistrati.
  • Blocchi di sistema: Frequenti crash della piattaforma che paralizzano il lavoro delle cancellerie per intere giornate.

Due anni di “Passione” per gli Addetti ai Lavori

Il software “App” era stato lanciato con l’obiettivo di snellire i flussi di lavoro, riducendo l’uso del cartaceo e velocizzando lo scambio di informazioni tra i vari uffici giudiziari. Tuttavia, la realtà si è rivelata opposta.

L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) e i vari Ordini degli Avvocati avevano già segnalato come il sistema introducesse nuovi colli di bottiglia invece di eliminarli. Il decreto del Presidente Pontecorvo ora fornisce la “copertura legale” a queste lamentele, certificando che i ritardi non sono imputabili all’inerzia del personale, ma a un’infrastruttura tecnologica inadeguata.

Le Conseguenze: Ritorno al Passato o Nuovi Investimenti?

Il riconoscimento ufficiale del malfunzionamento apre scenari complessi:

  1. Validità degli Atti: Il decreto potrebbe essere utilizzato per giustificare depositi tardivi o effettuati con modalità alternative (come la PEC o il cartaceo) in casi di emergenza tecnica.
  2. Responsabilità Ministeriale: Il Ministero della Giustizia è ora chiamato a rispondere di un investimento che, a conti fatti, non garantisce la continuità del servizio pubblico.
  3. Revisione del PNRR: Gran parte della riforma della giustizia è legata all’efficienza digitale finanziata dai fondi europei; un software fallimentare mette a rischio il raggiungimento degli obiettivi previsti.