L’Unione Europea apre il 2026 con una ferma presa di posizione contro la repressione interna nella Repubblica Islamica. Oggi, 1 gennaio 2026, l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas, ha diffuso una nota ufficiale a nome dei Ventisette per esprimere “profonda e seria preoccupazione” per l’escalation di detenzioni arbitrarie che sta colpendo i difensori dei diritti umani nel Paese.
La denuncia dell’Unione Europea
La dichiarazione arriva sulla scia di una nuova serie di arresti avvenuti nelle ultime ore di dicembre e proseguiti anche all’alba di questo primo giorno dell’anno. Kaja Kallas ha sottolineato come il ricorso diffuso alla carcerazione per mettere a tacere le voci critiche costituisca una violazione palese degli obblighi internazionali dell’Iran, in particolare del Patto internazionale sui diritti civili e politici.
“Invitiamo le autorità iraniane a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutte le persone ingiustamente detenute per aver esercitato i loro diritti fondamentali alla libertà di espressione e di riunione”– si legge nel comunicato dell’Alto Rappresentante.
Nel mirino la Nobel Narges Mohammadi
Al centro delle preoccupazioni europee c’è il nuovo arresto di Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023. La Mohammadi, la cui salute è descritta come “fragile”, è stata prelevata con la forza durante una cerimonia commemorativa a Mashhad, insieme ad altri attivisti e giornalisti.
Tra i nomi citati dalle organizzazioni internazionali come vittime dell’ultima ondata repressiva figurano anche:
- Alieh Motalebzadeh: giornalista e attivista per i diritti delle donne.
- Sepideh Gholian: attivista per i diritti del lavoro.
- Hasti Amiri e Pouran Nazemi: note difensore dei diritti civili.
Un clima di tensione crescente
Gli arresti di oggi si inseriscono in un contesto di rinnovata protesta sociale. Dalla fine di dicembre, diverse città iraniane sono teatro di manifestazioni universitarie e scioperi contro la situazione economica e le restrizioni alle libertà personali. La risposta di Teheran è stata una “mano di ferro” che non ha risparmiato intellettuali, ricercatori e avvocati impegnati nella difesa dei detenuti politici.
L’Unione Europea ha ribadito che i difensori dei diritti umani devono poter operare senza rischiare la propria libertà, annunciando che la situazione sarà oggetto di valutazione per eventuali nuove misure restrittive da parte del Consiglio Europeo.
