di Umberto Zollo
L’attività ispettiva ha interessato numerosi esercizi pubblici in cui viene consentita la vendita e il consumo in loco di melassa per narghilè e tabacco per pipa ad acqua. Nel corso delle verifiche sono emerse violazioni amministrative, in particolare legate al mancato possesso del “patentino speciale”, l’autorizzazione obbligatoria per la commercializzazione di questi prodotti con contestuale utilizzo all’interno dei locali.





Gli accertamenti hanno portato alla denuncia all’Autorità Amministrativa dei titolari coinvolti e al sequestro di diverse tipologie di melassa, risultate prive del contrassegno di legittimazione rilasciato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il quantitativo complessivo sequestrato supera gli 11 chilogrammi, confermando la portata dell’operazione.





Gli shisha bar sono locali dedicati al consumo del narghilè, noto anche come shisha o hookah. Qui i clienti utilizzano tabacchi aromatizzati – spesso alla menta o alla frutta – riscaldati con carboni e filtrati attraverso l’acqua. La preparazione del narghilè, che avviene spesso sotto gli occhi dei clienti, è considerata un rito sociale, elemento centrale di questi ambienti.




Secondo quanto ricordato nel comunicato, il fumo di narghilè, pur percepito da alcuni come meno nocivo, può comportare rischi significativi per la salute. Una singola sessione prolungata può equivalere, per quantità di fumo inalato, a decine di sigarette, a causa della presenza di nicotina, catrame, monossido di carbonio e metalli pesanti. L’operazione si inserisce in un più ampio quadro di tutela della salute dei consumatori e di presidio della legalità, frutto della collaborazione tra l’Arma dei Carabinieri e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Controlli analoghi potrebbero proseguire anche nelle prossime settimane per verificare il rispetto delle normative nei locali del settore.
