Il Regno Unito torna nell’Erasmus. Accordo Starmer-UE per il 2027

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Cinque anni dopo il traumatico addio post-Brexit, il Regno Unito si prepara a riabbracciare il programma di scambio studentesco più famoso al mondo. Il governo laburista guidato da Keir Starmer e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo ufficiale per il rientro di Londra nel programma Erasmus Plus.

L’annuncio è arrivato attraverso un comunicato congiunto che segna il punto più alto del “disgelo” nelle relazioni tra le due sponde della Manica dopo anni di tensioni diplomatiche.


Ritorno in Aula dal 2027

L’intesa, che era stata anticipata nelle scorse settimane, diventerà operativa a partire dall’inizio del 2027. Questo significa che:

  • Studenti Britannici: Potranno nuovamente accedere ai fondi e alle borse di studio per frequentare università nell’Unione Europea.
  • Studenti Europei (inclusi gli italiani): Potranno tornare a scegliere le prestigiose università del Regno Unito come destinazione per i loro periodi di studio all’estero, eliminando le barriere burocratiche e i costi elevatissimi che avevano caratterizzato il post-Brexit.

Le parole di Ursula von der Leyen

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha celebrato l’intesa su X, sottolineando l’importanza simbolica e pratica dell’operazione:

“Oggi compiamo ulteriori passi avanti nel nostro rinnovato partenariato strategico. Ripristiniamo Erasmus+ per i nostri giovani, aprendo le porte a nuove esperienze condivise e amicizie durature.”

Oltre alla mobilità studentesca, la Presidente ha annunciato la conclusione dei colloqui esplorativi per la partecipazione del Regno Unito al mercato interno dell’elettricità dell’UE, un altro tassello fondamentale della cooperazione tecnica.

Riavvicinamento senza “Re-entry”

Il ritorno nell’Erasmus rappresenta un pilastro della strategia di Keir Starmer per normalizzare i rapporti con Bruxelles. Tuttavia, il Primo Ministro ha ribadito con fermezza i confini di questa manovra: il Regno Unito punta a un partenariato strategico più stretto, ma non è prevista una revisione della Brexit.

Londra non chiederà di rientrare nel mercato unico, nell’unione doganale o di riacquisire lo status di Stato membro, preferendo la via di accordi bilaterali mirati che favoriscano la crescita economica e lo sviluppo culturale.