L’ex Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è tornato a criticare duramente la gestione del conflitto in Ucraina, focalizzando la sua attenzione non tanto sulla strategia militare, quanto sull’assenza di un processo democratico nel Paese. In un’intervista esclusiva a Politico, Trump ha sollevato dubbi sulla sospensione delle elezioni presidenziali ucraine, sostenendo che l’attuale leadership stia sfruttando la guerra per aggirare il voto.
L’Affondo Sulle Elezioni Sospese
Il tycoon ha espresso la sua posizione con toni netti, affermando che è giunto il momento per Kiev di ripristinare il diritto di voto, nonostante il conflitto in corso:
“Penso che sia un momento importante per indire le elezioni. Stanno usando la guerra per non indire le elezioni, ma penso che il popolo ucraino dovrebbe avere questa scelta. E forse vincerebbe Zelensky. Non so chi vincerebbe. Ma non hanno elezioni da molto tempo”.
Secondo la Costituzione ucraina, è severamente vietato tenere elezioni – sia presidenziali che parlamentari – durante un periodo di legge marziale. La legge marziale è in vigore in Ucraina da febbraio 2022 a causa dell’invasione russa.
“Non È Più Una Democrazia”
Trump ha elevato la sua critica dal piano puramente politico a quello ideologico, mettendo in discussione la natura democratica del Paese in guerra:
“Parlano di democrazia, ma si arriva a un punto in cui non è più una democrazia”, ha aggiunto l’ex Presidente.
L’uscita di Trump è destinata a generare forti polemiche, in quanto tocca un nervo scoperto nella narrativa occidentale che dipinge l’Ucraina come baluardo della democrazia contro l’autocrazia russa. Le sue parole rischiano di creare un ulteriore elemento di frizione tra Kiev e una parte dell’establishment politico statunitense, in un momento cruciale per il sostegno militare e finanziario all’Ucraina.
La posizione dell’ex Presidente rafforza l’idea, già espressa in precedenza, che Trump intenda rinegoziare drasticamente l’approccio degli Stati Uniti al conflitto, spingendo per una soluzione diplomatica che, secondo i critici, potrebbe favorire Mosca.
