È finito nei guai un primario dell’ospedale romano Ospedale Sant’Eugenio: il dirigente medico della Nefrologia, Roberto Palumbo, è stato arrestato in flagranza mentre intascava una presunta tangente da un imprenditore della sanità privata. A seguito delle indagini, il giudice per le indagini preliminari ha disposto per lui la misura cautelare degli arresti domiciliari.
🔎 I fatti contestati
Le forze dell’ordine — in particolare la sezione Anticorruzione della Squadra Mobile di Roma — hanno sorpreso Palumbo e un imprenditore, Maurizio Terra, nel momento in cui l’imprenditore consegnava al medico 3.000 euro in contanti, in banconote da 50 e 100 euro. L’incontro è avvenuto nei pressi della sede della Regione Lazio, e l’arresto è scattato immediatamente.
Secondo l’accusa, il primario sfruttava la sua posizione per indirizzare — al momento delle dimissioni dall’ospedale — pazienti dializzati verso strutture private convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale riconducibili all’imprenditore Terra. In cambio, riceveva tangenti e altre utilità, attraverso una rete che prevedeva anche false fatturazioni da società “schermo”.
Il quadro dell’inchiesta
L’indagine della Procura di Roma — delegata alla Sezione Anticorruzione — coinvolge complessivamente 12 persone tra medici, imprenditori e gestori di strutture private per dialisi. L’ipotesi è che vi fosse un vero e proprio sistema di “smistamento” dei pazienti dimessi, con benefici economici illeciti per il primario.
Nell’ordinanza con cui sono stati disposti i domiciliari, il gip rileva che Palumbo “aveva il controllo della destinazione dei pazienti” e che indirizzava quelli dimessi verso cliniche private riconducibili all’imprenditore Terra, beneficiando per la sua quota di partecipazione nella società privata che gestiva uno dei centri dialisi. Il giudice ha definito “gravi i fatti contestati”.
Conseguenze e attese
Palumbo, 57 anni, figura di rilievo nella rete nefrologica romana e già membro di commissioni di vigilanza sull’emodialisi, si trova ora agli arresti domiciliari. Terra è stato collocato anch’egli ai domiciliari.
La Procura intende ora approfondire se la consegna dei 3.000 euro fosse un episodio isolato o parte di un sistema più ampio, anche attraverso l’analisi di contatti, movimenti di denaro e documenti fiscali. Le società coinvolte — tramite fatturazioni ritenute fittizie — sono al centro delle verifiche.
Perché è un caso simbolico
Questo arresto getta una luce inquietante su possibili abusi all’interno della sanità pubblica: quando la fiducia nella cura e nella trasparenza viene tradita, non è solo un paziente a perdere — è l’intero sistema sanitario.
Ora spetterà alla magistratura dimostrare che non si è trattato di un singolo episodio, ma di un meccanismo consolidato. E ai cittadini chiedere di vigilare, perché la salute di molti non diventi merce di scambio.
