E’ diventata definitiva la condanna per i fratelli Alessio e Simone Scalamandré, condannati nel processo di appello bis rispettivamente a 12 anni e a 6 anni e due mesi per aver ucciso il padre Pasquale il 10 agosto 2020 a Genova.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli avvocati che, dopo una lunga battaglia giudiziaria e ben sette sentenze erano riuniti ad ottenere un importante sconto di pena che i due fratelli che ora attendono l’ordine di esecuzione della pena e sperano – pur non essendo affatto garantito – di poterla scontare nello stesso carcere. Il maggiore dei due, Alessio Scalamandré, si trova ai domiciliari dal giorno successivo all’omicidio e quindi ha già scontato praticamente la metà della pena. Per questo i suoi avvocati Luca Rinaldi e Andrea Guido presenteranno a breve una richiesta di semilibertà. Diverso il caso di Simone, indagato e processato a piede libero, che dovrà scontare almeno due anni prima di poter accedere a una misura alternativa. L’omicidio era maturato in un contesto di minacce e violenza da parte del padre nei confronti della moglie, che si era dovuta rifugiare una comunità protetta in Sardegna. Il giorno del delitto il padre aveva insistito per vedere Alessio, nonostante avesse il divieto di avvicinamento, perché voleva a tutti i costi che ammorbidisse la denuncia nei suoi confronti. Da lì la colluttazione e l’omicidio. Poi i due fratelli avevano chiamato la polizia.
