Vibo Valentia, 19 novembre 2025 – Importante operazione a tutela del patrimonio culturale calabrese: il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) ha restituito al Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia dodici reperti archeologici di grande valore, derivanti da indagini su traffico illecito di beni culturali.
I reperti restituiti
Tra i beni consegnati figura un maestoso cratere apulo a mascheroni, in ceramica a figure rosse, risalente al IV secolo a.C., alto ben 150 cm: un pezzo di eccezionale fattura, emerso probabilmente da scavi clandestini.
Gli altri reperti comprendono vasi e oggetti in ceramica (hydria, kylix, oinochoe), una testina in terracotta, una piccola kore in bronzo e un balsamario in vetro: tutte testimonianze antiche di alto valore storico.
L’indagine e il recupero
L’attività investigativa per il recupero dei reperti è stata condotta dal Nucleo Carabinieri TPC di Venezia, con il coinvolgimento di più procure e soprintendenze. Secondo gli inquirenti, molti di questi oggetti sono il frutto di scavi clandestini, probabilmente in contesti funerari di valore elevato.
Dopo il sequestro, sono seguiti accertamenti tecnici con la collaborazione delle Soprintendenze competenti, che hanno confermato l’autenticità e l’origine dei reperti.
La restituzione al Museo
L’11 giugno 2025, i Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza hanno già consegnato al Museo “Vito Capialbi” altri 479 beni archeologici – monete di oro, argento e bronzo – recuperati in una precedente indagine coordinata dalla Procura di Vibo Valentia.
Il valore complessivo dei reperti restituiti (monete e gli altri 12 oggetti) è stimato intorno a 100.000 euro, secondo fonti ufficiali.
Importanza culturale e simbolica
La restituzione di questi reperti non è solo un successo investigativo, ma rappresenta un ritorno alla collettività di testimonianze preziose della storia antica della Calabria. Questi oggetti arricchiranno il Museo di Vibo Valentia, contribuendo alla conoscenza delle civiltà che popolavano queste terre tra l’epoca magno-greca, romana e bizantina.
Il Museo Archeologico “Vito Capialbi”, allestito all’interno del Castello Normanno‑Svevo di Vibo Valentia, è la sede naturale per ospitare reperti di questa portata.
L’operazione dei Carabinieri TPC conferma l’efficacia della lotta al traffico illegale dei beni culturali e il valore del lavoro di sinergia tra forze dell’ordine, magistratura e istituzioni culturali. La restituzione è anche un gesto simbolico di tutela della memoria storica: quei dodici reperti tornano a raccontare la storia antica della Calabria, in un museo che è patrimonio di tutti.
