Il 5 maggio 2024 non ci fu un “danneggiamento vasto e diffuso” e le azioni vandaliche non furono “cieche e indiscriminate” ma hanno interessato “obiettivi predeterminati per lo più per il loro valore simbolico”.
Ma è altresì vero che sono stati compiuti “danneggiamenti aggravati” e le persone che hanno coperto chi li metteva in atto “ha concorso nel reato”. Sono queste le motivazioni dei giudici del Riesame (presidente Massimo Cusatti, Marina Orsini e Luisa Camposaragna) che hanno disposto l’obbligo di dimora per 13 dei 26 indagati, tra anarchici e studenti, che al corteo di 18 mesi fa imbrattarono le facciate dei Palazzi dei Rolli in via Garibaldi, danneggiarono diverse vetrine, auto e telecamere di videosorveglianza. I giudici hanno anche disposto il divieto di uscire di sera e l’obbligo di firma quotidiana alla Digos.
Il pm Giuseppe Longo aveva chiesto l’arresto per tutti quanti ritenendo che quel giorno ci fu una devastazione. Il giudice per le indagini preliminari, Giorgio Morando, aveva respinto ritenendo che si trattasse solo di danneggiamenti multipli, che tuttavia non hanno mai messo in pericolo l’ordine pubblico. Il corteo era stato organizzato dopo gli arresti della notte precedente da parte dei carabinieri di otto persone davanti all’ex Latteria occupata in centro storico. In piazza erano scese oltre 600 persone. I danni ammonterebbero a 98 mila euro.
“Ad onta della loro giovane età e incensuratezza – si legge nel provvedimento – il pericolo di reiterazione discende dalla intraneità di tutti costoro a un gruppo organizzato che non ha esitato a trasformare il corteo, da luogo di manifestazione del pensiero e del dissenso anche rispetto alle circostanze che avevano condotto all’arresto dei compagni, nell’occasione per commettere deprecabili e gravi reati che, sebbene non abbiano prodotto devastazione, si sono comunque rivelati di notevole impatto sulla collettività”. Le misure saranno applicate dopo la decisione della Cassazione, in caso di impugnazione, o dopo 10 giorni dalla decisione del Riesame.
